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Amy Winehouse uccisa dall’alcol e non dalla droga

I risultati dell’autopsia. Niente droga. Nel suo appartamento 3 bottiglie di vodka.

A uccidere Amy Winehouse è stata una quantità elevatissima di alcol nel sangue. Si conclude così l’inchiesta per accertare le cause della morte della cantante inglese di 27 anni, avvenuta lo scorso 22 luglio. Per il corner si è trattato quindi di una “morte accidentale” per un livello alcolemico superiore di cinque volte a quello consentito alla guida di autoveicoli in Gran Bretagna: la star aveva infatti 416mg di alcol per 100ml di sangue la notte in cui è morta. Il limite legale è di 80mg.

Avevano ragione i genitori: aveva smesso con la droga

Il risultato dell’inchiesta conferma inoltre quanto sostenuto dai famigliari di Amy, che avevano ribadito che la cantante aveva smesso di drogasi ma non riusciva ancora a liberarsi dall’alcol.  Nel suo appartamento londinese sono state trovate tre bottiglie di vodka, due grandi e una piccola. I test tossicologici dell’autopsia  non
hanno però rilevato alcuna sostanza illegale nel suo organismo.

Sulla stampa ipotesi sulle cause della morte della cantante inglese, che avrebbe acquistato grossi quantitativi di droga prima di morire. I tributi dei musicisti nei concerti estivi.

LONDRA – Solo l’autopsia, oggi, potrà chiarire con certezza le cause del decesso della cantante britannica Amy Winehouse, trovata morta sabato 1 nella sua casa di Londra. La stampa britannica ha riferito di una presunta overdose di droga, ma la polizia londinese ha fatto sapere di non poter confermare ancora alcuna versione, definendo “inappropriate” le congetture rilanciate dalla stampa. Secondo il tabloid People, la cantante sarebbe stata vista venerdì sera acquistare cocaina, eroina, ecstasy e ketamina vicino alla sua casa di Camden, nel nord di Londra. E l’ipotesi di un’overdose da ecstasy viene rilanciata dal produttore televisivo Danny Panthaki.
“Il fidanzato di una mia amica è un poliziotto, ed era uno di quelli che hanno trovato Amy Winehouse morta. Si tratta di overdose da ecstasy”, dichiara Panthaki.

La morte della cantante ha suscitato profondo dolore nel mondo della musica. I primi a renderle omaggio oltre ai fan sono stati numerosi colleghi, tra cui la cantante Lily Allen, Jessy J, Kelly Osbourne e Boy George, che su twitter le hanno dedicato i primi post. Mark Ronson, che nel 2006 ha co-prodotto con la cantante il suo secondo ed ultimo disco “Back to Black’, ha descritto Amy come la sua “anima gemella musicale”, mentre la scorsa notte i Faces le hanno dedicato il loro concerto ad Hurtwood Park, nel Surrey. Ieri sera a Perugia, durante la rassegna Umbria Jazz, Marianne Faithfull ha voluto tributare alla collega la canzone Sing me back home before I die, scritta da Merle Haggard con la melodia di una dolce ballata country ed un testo evocativo e malinconico. “Grande voce e grande musicista”, ha detto Marianne della Winehouse.

Il corpo senza vita della cantante, 27 anni, è stato trasferito ieri alla camera mortuaria, accolta dalla madre Janis. La donna ha confessato che sapeva che la morte della figlia sarebbe stata “solo questione di tempo”, anche quando l’ha vista l’ultima volta, 24 ore prima del decesso. Quando madre e figlia si sono salutate sull’uscio di casa, Amy le ha detto: “‘ti voglio bene, mamma”. “Ci sono parole di Amy che custodirò gelosamente e che ricorderò sempre”, ha detto la donna.

La cantante aveva completato di recente il suo terzo album, ma la sua uscita era stata rinviata per consentirle di curarsi. Fiori, bigliettini, fotografie, messaggi sono stati lasciati da centinaia di fan davanti alla sua casa. Molti dei suoi sostenitori si recano anche in visita al suo pub preferito, il Camden’s Hawley Arms.

fonte:repubblica.it

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