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Messico, apertura della Corte suprema all’ uso ricreativo della Cannabis

In Messico, paese in cui il 77 % della popolazione è contrario all’uso ricreativo della cannabis, la Corte suprema ha deliberato una sentenza che potrebbe aprire la strada alla legalizzazione della cannabis per scopo ricreativo.
Due anni fa Francisco Torres Landa, Armando Santacruz, Andres Aguinaco e Josefina Ricano Nava, costituendo la Sociedad Mexicana de autoconsumo responsable y tolerante e la México unido contra la delincuencia (il cui obiettivo è di contrastare il narcotraffico), si rivolsero alla Corte Suprema del Messico per chiedere di poter produrre e coltivare cannabis, a seguito del respingimento delle autorizzazioni presso il Ministero della Sanità.
Dopo due anni, il ricorso degli attivisti ha avuto un buon esito. Infatti, la Corte Suprema del Messico con quattro voti a favore e uno contrario dai giudici, pur ribadendo “che il consumo di qualsiasi droga genera un problema di salute”, hanno ritenuto incostituzionale “la proibizione assoluta” del consumo della cannabis. Tuttavia, la vendita e la distribuzione di cannabis resteranno tuttora illegali. Inoltre, la sentenza non avrà efficacia erga omnes, ma solamente nei confronti dei ricorrenti. Lo stesso Enrique Peña Nieto, Primo Ministro del Messico, ha ribadito che il governo “non intende modificare le proprie azioni relative alla localizzazione e la distruzione delle piantagioni, e che in alcun modo il verdetto implica l’eliminazione di tali politiche”. Inoltre, Il governo ha ribadito che suddetta sentenza potrebbe rappresentare solamente una decisione una tantum e che non crea giurisprudenza (affinché accada sono necessari almeno 5 decisioni equivalenti).
Secondo Sinembargo, “la Enrique Peña Nieto porta più benefici che rischi e sarebbe giusto che i nostri giudici affrontassero la questione senza pregiudizi, ma naturalmente tra i benefici non ci sarebbe l’indebolimento della criminalità organizzata, che gode di ottima salute grazie ad altre attività”.
Contrariamente, Santacruz sostiene che “è solo questione di tempo perché si arrivi ad avere le 5 decisioni sufficienti per fare giurisprudenza. E’ il primo chiodo sulla bara del proibizionismo ed è una buona misura a favore di una politica sulla droga più razionale”.
Nei prossimi mesi si potrà dire se la sentenza della Corte Suprema è stato effettivamente un caso isolato.

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