Home » ATTIVISMO » “La cannabis va legalizzata, ma la nostra cultura è altra”

“La cannabis va legalizzata, ma la nostra cultura è altra”

africa_unite_bunnaTREVISO – Sono pronti, per salire sul palco dell’Home Festival. Venerdì sera gli Africa Unite si esibiranno a Treviso. In Italia, hanno fatto la storia del reggae. All’estero, si sono fatti conoscere alla grande. E, dopo oltre 30 anni di musica, dischi, emozioni e concerti, sono ancora attivi, e pieni di grinta. Tanto da rivangare i vecchi tempi: a fatti, non a parole. E a partire in tour, lo scorso aprile, con l’album Babilonia e Poesia – datato 1993 –  e riunire quegli artisti che, 20 anni fa, costituivano la giovane band. E’ stata una buona scelta? Per Bunna, leader e fondatore della mitica band, la migliore.

Stesso gruppo, stessa musica, 20 anni dopo. Come è andata?

Benissimo! Avevamo in programma otto date in Italia e quattro all’estero. Mentre, a fine estate, ne conteremo 40.

Come mai avete scelto proprio l’album Babilonia e Poesia?

Questo disco è stato molto importante per noi, sia perché ha segnato il passaggio dei nostri testi dall’inglese all’italiano, sia perché ci ha fatto sperare che questa passione che ci univa, la musica, potesse sul serio darci da vivere.

Così è stato. Ed è tutt’ora: gli “storici” Africa Unite, quest’estate, sono piaciuti un sacco. Sono stati seguiti, acclamati, richiesti. E si sono davvero divertiti.

E’ stata un’eperienza belissima- Bunna è entusiasta – Ritrovarsi insieme, di nuovo, sul palco, dopo tutti questi anni… Max Casacci aveva lasciato il gruppo per i Bubsonica, mentre Paolo (sax) e Cato (basso) avevano iniziato a collaborare con Giuliano Palma.

Voi vi siete riproposti con la stessa formazione. Ma il pubblico dev’essere cambiato…

Abbiamo trovato un pubblico misto: quarantenni che ci hanno seguito dagli albori, e ragazzi molto più giovani che ci hanno conosciuto di recente.

Tra i giovani, ti sembra abbia largo consenso la musica reggae?

Resta sempre una musica di nicchia, bisogna andarsela a cercare, di sicuro non viene trasmessa dalle radio comuni. Per fortuna, ci sono situazioni che la propongono, come il Rototom Sunsplash…

Che ci hanno rubato.

Purtroppo! Non siamo riusciti a tenercelo…Comunque la scena reggae attuale è molto attiva, ci sono un sacco di gruppi che nascono, anche qui nel Triveneto. E che valgono. I Mellow Mood, ad esempio, Mama Maria, Rafael… sono giovani musicisti che continuano a trasmettere una cultura che noi, i Sud Sound System e i Pittura Fresca abbiamo portato in Italia.

Quando si parla di cultura raggae di pensa (anche) alla marijuana. Voi fumate?

Anche se siamo convinti che la cannabis vada legalizzata, noi non fumiamo. Certo, siamo vicini alla Jamaica, facciamo musica reggae, ma non abbiamo abbracciato tutto ciò che fa parte di quella cultura: abbiamo i dreadlocks, ma per un motivo estetico, non religioso. Non abbiamo nemmeno la capacità di comprendere interamente quella cultura. Noi abbiamo la nostra, e con la musica abbiamo cercato di trattare questa nostra cultura.

Progetti per il futuro?

Dopo la parentesi di questo tour, ripristineremo il gruppo attuale. E lavoreremo sul prossimo album…

Venerdì sera suonerete all’Home Festival. Se  dico Treviso cosa ti viene in mente?

Bunna esita. Purtroppo mi viene in mente un vecchio sindaco, e certe sue assurde decisioni. Come si chiamava…Giorgini?

fonte:  www.oggitreviso.it

Africa Unite Bunna reggae
Articolo Precedente Cannabigerolo (CBG): cannabinoide tanto importante quanto sconosciuto
Articolo Successivo Olanda il primo scooter realizzato in fibra di canapa – elettrico, vegetale ed organico
SSL Certificate