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Bob Marley al cinema tra reggae, marijuana, cuore e poliica

Sull’artista morto 31 anni fà, arriva ora in Italia il film da Berlino.

 

La musica e la leggenda di Bob Marley sono duri a morire e sono legati al suo reggae, alla cultura della ‘ganja’ (la marijuana), al suo grande cuore e al suo impegno politico. Su questo personaggio pieno di vita ed arte, morto 31 anni fà, arriva ora in Italia, direttamente dal Festival di Berlino, ‘Marley’ di Kevin MacDonald, un docu sulla figura del cantautore reggae, il primo autorizzato dalla famiglia, che sarà distribuito in Italia da Lucky Red, in collaborazione con il circuito di distribuzione cinematografica Open Sky. E questo come unico evento il 26 giugno, in più di 100 sale. “Dire ciò che ha reso Bob un’icona è probabilmente impossibile – spiega il regista già vincitore dell’Oscar per il suo documentario del 1999 ‘Un giorno a settembre’ -. Ma certamente gli spettatori sentiranno di conoscerlo meglio dopo aver visto questo documentario”.

Ziggy Marley, cantautore figlio della star e co-produttore del film insieme a Steve Bing e Chris Blackwell, sottolinea: “Conoscevamo Kevin come un acclamato documentarista, ma quello che è stato più importante per noi è stata la sua passione e il suo interesse per mio padre come persona e come musicista”. Oltre alle sequenze di repertorio, il film contiene approfondimenti e informazioni inedite grazie all’aiuto della famiglia Marley. La moglie di Bob, Rita, i suoi figli, gli amici e i colleghi, hanno rivelato i loro sentimenti, pensieri e ricordi. Il risultato di queste interviste fa sì che questo film rappresenti l’unico documento completo di ciò che è stato Bob Marley. “Il mio primissimo contatto con l’universo di Bob Marley – ricorda il regista – è stato quando sono stato contattato da Chris Blackwell (fondatore della Island Records) il quale mi aveva chiesto se fossi interessato a fare un film sulle celebrazioni in Etiopia del sessantesimo compleanno di Bob.

L’idea era quella di fare un film portando per la prima volta un gruppo di rastafariani dalla Giamaica in Etiopia, e di vedere poi il concerto attraverso i loro occhi. Ma poi non se n’é fatto più niente”. Da qui la scelta più semplice da parte del regista, “andare in giro con una macchina da presa a intervistare tutti. Non limitarmi a quelli con i quali gli altri hanno già parlatò. Mi chiedevo com’era la sua famiglia? Suo padre? Perché lui era fatto così? Come mai era tanto entusiasta?”. Frase cult del documentario quella che dice Marley – allo stesso tempo leader politico, spirituale e religioso – parlando di uno dei drammi della sua vita, quello di essere un sangue misto (padre britannico e madre giamaicana). “Io non ho pregiudizi contro me stesso. Mio padre era bianco e mia madre era nera. Mi chiamano mezza-casta, o qualcosa del genere. Ma io non parteggio per nessuno, né per l’uomo bianco né per l’uomo nero. Io sto dalla parte di Dio, colui che mi ha creato e che ha fatto in modo che io venissi generato sia dal nero che dal bianco”.

 

 

 

 

 

 

fonte:www.ansa.it

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