Le risonanze magnetiche rivelano che il cervello dei giovani che fumano marijuana lavora piu' "duramente" di quelli che non fumano.
I risultati della ricerca sono stati presentati al meeting annuale dell'American Academy of Pedriatrics, tenutosi a Boston, dalla docente di psicologia dell'universita' di Cincinnati Krista Lisdahl Medina, con la collega Susan Tapert, dell'universita' della California, di San Diego.
La ricerca della Medina, intitolata "Risonanza magnetica sul consumo della marijuana e i suoi effetti sulle funzioni cognitive", rivela che un consumo stabile e intenso della marijuana nell'adolescenza, periodo nel quale il cervello e' ancora in crescita, si manifesta con una carente attivita' celebrale, che comprende minima velocita' psicomotoria, poca memoria e abilita' programmatoria.
"E questi segni ci sono anche dopo un mese dall'ultima sigaretta", ha dichiarato la Medina, che ha aggiunto che continuano ad esserci deficienze nell'attenzione anche se ultime ricerche rivelano che gia' dopo tre settimane di astinenza dal fumo c'e' un parziale miglioramento delle funzioni verbali.
"Non solo peggiorano le loro capacita' di pensiero, ma anche le cognizioni sono anormali. Per gli adolescenti fumatori di marijuana, anche per i test piu' semplici, come ricordare dove sono posti alcuni oggetti, e' risultato che essi usano piu' corteccia parietale e frontale del cervello. Il loro cervello lavora piu' del necessario".
Alcune recenti ricerche rivelano che le fumatrici adolescenti hanno una corteccia prefontale piu' larga, portandole ad avere nel tempo problemi alle capacita' neurocognitive. Una corteccia prefontale grande significa avere minime capacita' esecutive, che si rivelano nelle difficolta' a pianificare, prendere decisioni e concentrare l'attenzione.
Per la Medina sono necessari ulteriori studi per verificare i miglioramenti nei periodi di astinenza dal fumo.