Nessuna Class Action per i fumatori

Domenica 17 Aprile 2011

È inammissibile una class action a difesa dei fumatori per i rischi causati dall’assunzione del tabacco e per l’inserimento di additivi con il fine di favorire la dipendenza del consumatore. Lo ha stabilito, con ordinanza dell’11 Aprile scorso, la XIII Sezione Civile del Tribunale di Roma investita di una class action proposta dal Codacons contro BAT Italia S.p.a., alla quale avevano partecipato moltissimi fumatori di sigarette prodotte dalla società in questione, denunciando – sulla base di uno studio svizzero - l’eccessivo incremento degli effetti della nicotina e della dipendenza provocate da quel particolare tipo di sigarette, per la cui realizzazione erano stati utilizzati, in aggiunta, oltre 200 tipi di additivi allo scopo di rendere impossibile al consumatore smettere di fumare. A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, dove cause simili fruttano risarcimenti milionari, il Tribunale romano si è dichiarato contrario alla possibilità di intentare azioni di gruppo contro le società di tabacco per i danni provocati dal fumo, dal momento che “inequivocabilmente qualsiasi fumatore è pienamente consapevole sia dei rischi per la salute indotti dal fumo, sia della dipendenza da questo creata”. Su tutti i pacchetti sono specificati i terribili effetti collaterali cui si va incontro iniziando e continuando a fumare: se i consumatori ignorano quali sono le sostanze contenute nelle bionde, sono assolutamente al corrente delle controindicazioni e dei rischi per la salute che esse portano.

I giudici hanno precisato che va escluso, sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche ormai consolidate, che la dipendenza da nicotina determina l’annullamento o la seria compromissione della volontà del fumatore nella forma di costrizione al consumo, tale da inibirgli in modo assoluto qualsiasi facoltà di scelta tra la continuazione del fumo e l’interruzione dello stesso. Né gli effetti della nicotina, alla luce delle ricerche e dei risultati medici e scientifici, sono paragonabili alle droghe pesanti quali l’eroina o la cocaina. Peraltro, prosegue l’ordinanza, “l’utilizzazione degli additivi trova ragion d’essere nell’intento di attribuire al prodotto un sapore specifico e tipizzato, come tale indispensabile perché la casa produttrice sia competitiva sul mercato”; ma “non hanno effetti assuefacenti né esplicano alcuna funzione ai fini dell’esaltazione del rapporto di dipendenza del fumatore alla nicotina”.

http://www.lagoccia.eu/casi-giudizia...-fumatori.html