Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Libertà è partecipazione

  1. #1
    Old Sage Member L'avatar di Mkb
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Messaggi
    8,926
    Potere Reputazione
    10

    Predefinito Libertà è partecipazione

    Libertà è partecipazione

    “Libertà è partecipazione” cantava Giorgio Gaber. Nei suoi spettacoli degli anni Novanta, il grande Gaber si chiedeva a chi si doveva pagare l’enorme debito pubblico, facendo intendere, con l’ironia delle sue canzoni, che davvero molte cose non quadravano.
    “Libertà è partecipazione”, ovvero, occorre fare qualcosa di concreto per migliorare le cose.


    Il punto è: partecipare a cosa?

    Cosa c’è di efficace per abbattere strutture ormai vecchissime di potere?

    Per Di Pietro si tratta di andare nelle piazze con striscioni per far vedere che la politica del mafioso meneghino Berlusconi non piace a molti. Ma tutti ormai sanno che ben oltre il 70% degli italiani è saturo di avere politici corrotti e mafiosi. Ma è davvero soltanto Berlusconi il problema dell’Italia? E che dire di chi gli ha permesso di diventare quello che è?

    Siamo davvero in uno Stato in cui il popolo è sovrano? Scendere nelle piazze per protestare contro un solo personaggio e litigare con i partiti che non ci vanno può produrre effetti? Non si direbbe, infatti, lo scorso anno Walter Veltroni riunì moltissime persone al Circo Massimo, esprimendo il suo dissenso al regime di Berlusconi. Risultato? Nessuno.

    Continuare a fare sempre le stesse cose anche quando si è visto che non sono efficaci non è sintomo di grande volontà di cambiamento.

    Organizzare manifestazioni può certo costituire uno sfogo emotivo per un popolo che non conta nulla all’interno delle strutture che decidono destini finanziari ed economici. Un popolo che viene trattato come fosse un fanciullo in fasce, incapace di stare in piedi da solo e bisognoso di politici che lo ingannano in modo sempre più palese. In tale contesto le manifestazioni assumono le caratteristiche di una sorta di valvola di sfogo della rabbia che aumenta negli animi dei cittadini resi impotenti. Da tempo vengono agitate le “rivoluzioni colorate” che sono controllate dall’alto, da chi può disporre di mezzi mediatici tali da poter attirare migliaia di persone. Queste persone venogono indotte ad illudersi che sollevare una protesta contro un personaggio di regime o contro un governo possa costituire un modo per modificare le cose. Se così fosse non ci troveremmo nella situazione attuale.

    In realtà il momento dell’incontro è certamente importante così come anche la protesta. Ma se questi comportamenti non sono accompagnati da una vera consapevolezza del sistema e da una certa capacità di renderlo sempre più debole attivando determinate condotte, non si produrranno risultati concreti. Come qualcuno ha detto: “per fare qualcosa bisogna prima essere qualcosa”.

    Finché moltissimi italiani manterranno la mentalità di sudditi che temono un radicale cambiamento e continuano a sostenere un sistema partitico evidentemente corrotto, non potranno essere le manifestazioni di piazza a cambiare qualcosa.

    Occorre anche capire che non è il cambiamento di un partito, il crollo di un personaggio o di un governo a generare cambiamenti: in Italia abbiamo avuto diversi crolli di governo e cambiamenti nei partiti, ma il sistema è rimasto inalterato. Questo vuol dire che il cambiamento deve avvenire dentro di noi. Aspettarsi che avvenga all’esterno, ad opera di chi ha creato il sistema significa avere cambiamenti soltanto apparenti.

    Più che un “no-B-Day”, occorrerebbe rifiutare in toto tutto il sistema, compresi quei meccanismi di partito che permettono a personaggi in odore di mafia di salire al potere.
    Gli italiani sono stati abituati così a lungo a sopportare autorità corrotte e mafiose, che oggi non credono più a nessuno e a nulla, neanche a se stessi. Come si dice nel film “La storia infinita”: “è più facile dominare chi non crede in niente, e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere”. Oggi gli italiani si trovano nella situazione in cui, se vogliono davvero essere efficaci, devono credere in se stessi, e non appoggiarsi più ad un sistema marcio fino al midollo.

    Per cambiare qualcosa occorre cambiare se stessi: ovvero non reagire nel modo in cui il potere si aspetta. I modi per farlo sono molti: innanzitutto occorre capire che non è per nulla facile uscire dal condizionamento che il potere ci inculca sin dalla più tenera età. Occorre capire che si tratta di un lavoro quotidiano su se stessi, e che sarebbe semplice pensare che basti protestare nelle piazze per ottenere qualcosa ma che il percorso è complesso e per questo non molti lo scelgono. Ma se la maggior parte lo scegliesse non saremmo qui a discutere dei soliti problemi di corruzione dei politici italiani.

    Per cambiare l’Italia occorre che noi italiani cambiamo, e per cambiare bisogna capire cosa il sistema ci ha inculcato per indurci ad accettare e a sostenere un assetto che non è favorevole ai nostri interessi.

    Attualmente la maggior parte degli italiani non è costituita da cittadini ma da sudditi: questi sudditi credono che le strutture di potere siano più forti di loro, credono di non poterne fare a meno anche se devono constatare il marcio che c’è in esse.
    Molti italiani si sentono impotenti, sono sottomessi al contesto in cui vivono, non sanno reagire opportunamente alle assurdità del sistema, e accettano anche l’inaccettabile. Ad esempio, quando i genitori di Stefano Cucchi hanno fatto circolare le foto tragiche del corpo del figlio martoriato, e le autorità hanno cercato di negare le responsabilità dei carnefici, gli italiani avrebbero dovuto insorgere. Cosa c’è di più grave del togliere la vita e proteggere i carnefici? Cosa deve accadere di più grave per far insorgere gli italiani?

    Stefano poteva essere nostro fratello, amico o figlio. Ognuno di noi potrebbe essere ucciso dalla violenza di Stato, e in tal caso le autorità proteggerebbero i criminali, come hanno fatto nel caso di Stefano.

    Negli ultimi decenni, i lavoratori sono stati resi sempre più impotenti e sottomessi, la disoccupazione e lo sfruttamento sono aumentati a dismisura. Dopo la “crisi”, centinaia di migliaia di persone hanno perso lavoro e casa. Il Parlamento ha delegato i suoi poteri ad un governo di stampo fascista, capeggiato da un personaggio privo di dignità. La mafia ha un potere senza precedenti. Il cittadino non conta nulla e viene trastullato da scandali sessuali, squallidi programmi Tv e storie di cronaca nera. Gli italiani sono diventati oggetto di risata nei paesi esteri, perché accettano una classe politica chiaramente di bassissimo livello morale e culturale. Ormai i candidati politici vengono scelti soltanto tra prostitute e giullari di corte.

    Gli italiani sono stati resi così paurosi, passivi e sottomessi da non insorgere nemmeno in caso di omicidio di Stato. Cosa ci vuole allora per risvegliare l’autorità sovrana del popolo italiano?

    Non servono parate, non servono spettacoli o raccolte di firme da presentare a quelle stesse persone che sostengono il sistema, e non serve nemmeno limitarsi a denunciare i crimini del sistema. Serve uscire dal sistema: cambiare se stessi. E per farlo occorre un impegno intellettuale e morale quotidiano. E’ difficile, ma è l’unico modo davvero efficace.

    Si può anche scendere in piazza se si vuole, ma si sappia che il gruppo di potere non è scalfito per nulla dal fatto che centinaia di migliaia di persone possano protestare con striscioni e slogan. Lo si è sempre fatto e i risultati concreti non ci sono mai stati.
    Non si vuole dire che non sia importante trovarsi, incontrarsi, lo è, ma può essere efficace soltanto se c’è anche un lavoro su se stessi, che porti oltre lo sfogo emotivo o l’illusione di contare qualcosa soltanto perché si può mostrare uno striscione di protesta.

    Occorre concretamente cambiare se stessi per agire in modo diverso da come si è sempre fatto: occorre comportarsi in modo tale che se tutti si comportassero in quel modo il sistema attuale non potrebbe esistere. Ad esempio, non guardare la televisione ma leggere e praticare attività costruttive culturali o artistiche. Non sostenere alcun partito perché attualmente tutti i partiti sono corrotti poiché manovrati dall’alto. Si dovrebbe anche togliere il proprio sostegno materiale non acquistando prodotti da corporation che non rispettano i diritti umani. Si può anche cercare, denaro permettendo, di utilizzare le energie “pulite” sottraendo così potere alle società del settore energetico.

    Ma, soprattutto, si dovrebbe fare un lavoro su se stessi per uscire dalla propaganda di regime, andando sempre oltre le beghe di scarsa qualità che vogliono spacciare per “politica”. Queste sono cose fattibili, e se tutti le facessero il sistema crollerebbe immediatamente perché non dimentichiamo che esso si basa sul potere dei partiti, sulla manipolazione mediatica e sulle grandi corporation criminali.

    La sfida dei nostri tempi è quella di riprenderci la legittima sovranità. Mai più popoli derubati e costretti a morire di fame, mai più vittime di Stato, mai più mafiosi al governo.

    Ma per giungere a questo risultato dobbiamo affrontare quello che dentro di noi ci induce a temere il cambiamento e a pensare di poter andare avanti affidandoci allo stesso sistema criminale che ci vuole convinti di non poter cambiare nulla.


    Related Link: http://lanuovaenergia.blogspot.com

  2. #2

    Predefinito

    Rivoluzione...
    RISPETTO PER TUTTI, PAURA DI NESSUNO!!

    Ma Stasera La Tua Divisa Brucierà !!

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •