InformeRai... ma quando?



28-07-2011

Informazione in pillole. Superficiale, edulcorata. Fatta di servizi di tg, formato standard tra i 90 e i 95 secondi. È la Rai bellezza! Pazienza se la manovra economica passerà sui nostri corpi, se il debito pubblico ci schiaccerà a tradimento, se l'intero Paese è minacciato da rischi sismici o idrogeologici di cui ignoriamo l'esistenza, o se i costi sociali e materiali dell'antiproibizionismo, del sistema carceri e (in)giustizia o delle politiche sull'immigrazione superano di gran lunga la nostra immaginazione. È arrivata la bella stagione e l'approfondimento giornalistico in Rai è andato in vacanza. Questa l'amara constatazione che muove la nuova campagna di Radicali Italiani “InformeRai” lanciata ieri nella sede di Via di Torre Argentina a Roma.

«La Rai in ferie per l'estate non è una novità - ha ammesso Mario Staderini, segretario di RI e “padrone di casa” insieme al tesoriere Michele De Lucia – per questo qualche giorno fa abbiamo allestito una vera e propria spiaggia in piazza Mazzini e per questo lanciamo questa nuova iniziativa».

Il principio della campagna è semplice: i cittadini hanno il diritto essere informati correttamente, lealmente e con completezza. Hanno diritto ad esercitare la propria funzione di elettori nella consapevolezza del significato che acquista il loro voto. Ma come possono farlo se gli viene negata l'informazione a cui hanno diritto? «Viene meno il principio einaudiano della democrazia: “conoscere per deliberare”» ha avvisato De Lucia.

Con InformeRai sono gli stessi cittadini a poter rivendicare il proprio diritto all'informazione negato. Come? Con una denuncia al servizio pubblico. Dove trovarla? Su www.radicali.it/informerai. A chi inviarla? All'Agcom, tramite posta elettronica, o via fax. Il perché è semplice: ottenere un'informazione diversa, approfondita, analitica, veritiera, comprensibile. Un'informazione che ci restituisca la capacità di deliberare, la facoltà di partecipare, ci restituisca la libertà, la democrazia... quella che Pannella dichiara ormai perduta nel nostro paese.

L'immagine unica di un'informazione diversa, capace di un racconto organico e fedele della realtà, ha riunito nel lancio della campagna una compagine “policroma” di ospiti: da Riccardo Iacona, giornalista Rai e conduttore di Presa Diretta, a Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati, da Angelo Bonelli, Presidente della federazione dei Verdi, ad Alberto Mingardi, giovane direttore dell'Istituto Bruno Leoni. Il tutto preceduto da un'eloquente sintesi del dossier sull'informazione elaborato dal Centro d'Ascolto Radiotelevisivo e presentato da Gianni Betto.

Il punto è: ti senti adeguatamente informato rispetto all'argomento del debito pubblico e alla sua riduzione? Il servizio pubblico ti dice abbastanza sulla ragioni della riforma della giustizia, sui costi derivanti dalla sua continua dilazione, sulla condizione disumana delle carceri, sui risultati e i costi delle politiche proibizioniste sulla droga? Quanto ne sai delle urgenze su Welfare, lavoro, liberalizzazioni e concorrenza? O ancora: ricordi trasmissioni di approfondimento su temi come ecologia, rischio sismico o rischio idrogeologico? E la ricostruzione de L'Aquila.. è mai iniziata? E le politiche sull'immigrazione, che ne è al di fuori delle emergenze lampedusane e la propaganda di Maroni? A che punto è la riforma dello Stato e il dibattito sulla legge elettorale? Qualcuno sa più nulla dell'Unione Europea?

Cosa sconcerta? Proprio quando i cittadini avevano dimostrato, con la mobilitazione referendaria, di voler partecipare alla vita politica del Paese; mentre il parlamento è stretto tra dibattimenti e miriadi di bozze ed emendamenti di una finanziaria indispensabilmente da cinghia tirata, a chi ne pagherà – letteralmente – il prezzo, viene negata la possibilità di conoscere, di informarsi, di partecipare. Viene negata la libertà.

Secondo il dossier di Gianni Betto nell'ultimo anno le tv nazionali hanno praticamente ignorato i temi oggetto della campagna. Tra Porta a Porta, Annozero e Ballarò, su un totale di 223 puntate nell’ultima stagione, una sola ha riguardato questioni ambientali, tre l’immigrazione, sette l’economia e nove la giustizia (4 delle quali però su leggi ad personam e processi Berlusconi). Tutti gli altri temi non hanno riscosso nemmeno la gloria di un minuto. Eppure ci riguardano. Eppure la riforma della giustizia e del sistema elettorale, non può essere ancora procrastinata, così come una seria discussione sul debito pubblico e su quel welfare che non c'è, sulle liberalizzazioni e sulla concorrenza, su questa Europa di cui nominalmente facciamo ancora parte.

Iacona ha parlato di «una iniziativa opportuna e che coglie il nocciolo della questione» perché «è su questo campo che si misura lo stato della nostra democrazia, non è più o non è soltanto una questione di par condicio, ma di cancellazione della realtà. Se i temi non entrano in circolo nell'opinione pubblica, non finiranno mai sul tavolo della politica». L'appassionato e appassionante intervento del conduttore di Presa Diretta ha puntato il dito contro la distruzione dell'autonomia editoriale che crea un vuoto nella narrazione e nel linguaggio, che lo snatura che mette in gioco il futuro della stessa democrazia.

Dal discorso giornalistico di Iacona tutti gli ospiti hanno preso le mosse per spostarsi ognuno sul proprio campo di competenza. Bonelli ha dichiarato l'adesione della federazione dei verdi all'iniziativa e ha quindi parlato di inquinamento, ambiente e green economy che «sono 'desaparecidos' del sistema informativo italiano: notizie che nel resto del mondo sono quotidiane, in Italia semplicemente non esistono. In una situazione grottesca che non trova eguali in Europa. In cui mancano risposte, ma mancano anche domande. In cui nessuno è a conoscenza delle emergenze ambientali di un certo territorio se non chi ci vive, come per Briolo e Gela i cui petrolchimici provocano il più alto numero di malformazioni infantili in Italia, o come per l'Ilva di Taranto la cui diossina è entrata ormai nella catena alimentare».

Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni ha constatato come le posizioni ideologiche tra lui e Bonelli, probabilmente non possano che essere antipodiche, eppure ci si ritrovi ad aderire alla medesima lotta, quella per l'informazione: «da trent’anni il debito pubblico è l'emergenza italiana che blocca lo sviluppo del Paese -dice- ma non c’è mai stato un dibattito che consentisse agli italiani di sapere quali sono le diverse proposte per ridurlo». Intanto sul sito dell'IBL si ritrova un piccolo contatore: segna l'ammontare del debito pubblico italiano, anche questo argomento è scomparso dalle cronache... eppure ogni italiano, neonati inclusi, ha un debito che supera i 31mila euro...

L'ultimo degli ospiti ad intervenire è stata Laura Boldrini che ha tenuto a precisare «giuridicamente la parola clandestino non è contemplata, si può parlare di immigrazione regolare o irregolare, ma non di clandestino. Usare questo temine carica il fenomeno migratorio di accezioni negative, rappresentandolo come minaccia e in questo modo condizionando l'opinione pubblica. Nma questa è colpa della politica che appiattisce il dibattito sulla sicurezza». La portavoce del commissariato per i rifugiati ha riportato un dato su tutti, risalente al d2008, ma che indica quale sia la prassi: nei primi sei mesi dell'anno su 5684 servizi di tg che avessero per argomento l'immigrazione, solo 26 non contenevano la parola “sicurezza”.

La conferenza si è chiusa con la presentazione di un video, il primo della campagna “InformeRai” dedicato al tema del debito pubblico. È veloce, facile, smart, un piccolo “spot” per diffondere il breve messaggio: Informe....Rai: ma quando???

Guarda il video e denuncia la Rai

http://notizie.radicali.it/articolo/...erai-ma-quando