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Discussione: Il caso vigilanza Rai

  1. #1

    Predefinito Il caso vigilanza Rai

    MILANO - «Non assumerò decisioni in contrasto con quello che deciderà il mio partito». Così parlò Riccardo Villari, una settimana fa. Pochi minuti dopo il blitz della maggioranza in Vigilanza Rai, e l'elezione a sorpresa del senatore Pd alla presidenza, l'epatologo napoletano convertitosi alla politica aveva subito precisato che lui, di disobbedire a Veltroni, non ci pensava proprio. Solo un'ora dopo, era stato lo stesso leader del Pd a tranquillizzare tutti: «Mi ha telefonato ora il senatore Villari, per comunicarmi che andrà dai presidenti di Camera e Senato per dimettersi». Insomma: un'ora di celebrità, e poi l'oblio? Macché. Villari, in barba alle richieste del suo partito, ha deciso invece di tirare avanti per la sua strada. Prima ha chiesto di incontrare Fini e Schifani (ma il presidente del Senato era a San Pietroburgo, quindi bisognava attendere qualche giorno) e poi ha assicurato che si sarebbe dimesso quando Pd e Pdl avessero trovato un nome condiviso. Ebbene: quel nome è arrivato, è Sergio Zavoli. E Villari che fa? Si dimette? Neanche per sogno. Convoca la commissione di Vigilanza Rai e annuncia di non voler abbandonare il suo incarico. Il Pd, nel frattempo, decide di espellerlo dal partito. Un vero e proprio tira e molla che ha alimentato la cronaca politica degli ultimi giorni. Ecco, frase per frase, le puntate più significative della "telenovela" sulla Vigilanza Rai.

    13 NOVEMBRE

    - Riccardo Villari è eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai con i voti della maggioranza. Il senatore del Pd assicura: «Prendo atto dell'esito della votazione, ma non assumerò decisioni in contrasto con quello che deciderà il mio partito».

    - Walter Veltroni (Pd): «Mi ha telefonato ora il senatore Villari, per comunicarmi che andrà dai presidenti di Camera e Senato per dimettersi».

    - Mario Landolfi (Pdl): «Dopo Obama, ecco Villari Clinton».

    14 NOVEMBRE -

    Riccardo Villari: «Voglio svolgere un ruolo di garanzia e ricostruire un dialogo tra maggioranza e opposizione per giungere ad un nome su cui far convergere i propri voti. Solo allora formalizzerò le mie dimissioni».

    - Massimo D'Alema (Pd): «Non ho dubbi che Villari si dimetterà».

    - Francesco Cossiga (presidente emerito della Repubblica): «Villari? È un ex democristiano doc, che De Mita voleva sindaco di Napoli. E poi ha molti amici ex dc anche loro, passati a Forza Italia...».

    - Clemente Mastella (Udeur): «Villari l'ho cresciuto io. È abile ma sfaticato».

    15 NOVEMBRE

    - Riccardo Villari annuncia un incontro con il suo segretario, Walter Veltroni: «Non chiedetemi cosa andrò a dirgli perché in queste ore vorrei parlare il meno possibile per tutelarmi. La mia linea è sempre quella che ho già detto. È chiaro che sto lavorando a una soluzione più avanzata, una regressione non avrebbe senso...».

    17 NOVEMBRE

    - Riccardo Villari: «Ho chiesto un incontro a Veltroni e gli dirò che, in presenza di una soluzione condivisa, le mie decisioni saranno conseguenti».

    - Francesco Storace (La Destra): «Se Villari si dimette lo denunciamo per aver omesso il proprio dovere: ha l'obbligo di convocare la Vigilanza Rai per varare, finalmente, il regolamento per le elezioni in Abruzzo».

    - Riccardo Villari dopo l'incontro con Veltroni: « «C'è stata qualche divergenza e ci siamo parlati con grande franchezza. Il Pd? È casa mia, non me ne vado».

    - Paolo Gentiloni (Pd): «Villari ha un solo modo per confermare che è ancora la persona seria che ho conosciuto in questi anni: dimettersi. Anche se ammantata di cortesi motivazioni istituzionali, l'ammuina è sempre ammuina».

    - Maurizio Gasparri (Pdl): «L'atteggiamento del presidente Villari mi sembra saggio e costruttivo e molto più equilibrato di quanti lo hanno vanamente aggredito dopo la sua più che legittima elezione avvenuta, lo ricordiamo, con voti di uno schieramento trasversale».

    18 NOVEMBRE

    - Intesa Pd-Pdl sul nome di Sergio Zavoli per la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Riccardo Villari: «Pressioni inaudite».

    19 NOVEMBRE

    - Villari incontra Fini. «Dimissioni? Non turbiamo questo incontro istituzionale».

    - Anna Finocchiaro (Pd): «Villari? Dovrebbe dimettersi domani».

    - Barbara D'Urso (presentatrice tv): «Villari è stato il mio primo amore. Avevo 17 anni...».

    20 NOVEMBRE

    - Giorgio Merlo (Pd): «Oggi ci aspettiamo le dimissioni del senatore Villari: è un atto dovuto».

    - Villari in commissione di Vigilanza Rai: «Zavoli? Nessuno mi ha detto niente. Io non lascio, i partiti facciano un passo indietro. Serve un atto di coraggio».

    - Giovanna Melandri (Pd): «Trovo davvero stupefacente che il senatore Villari non abbia tenuto conto di un'intesa che a livello nazionale è ben nota. Bastava leggere i giornali...».

    - Paolo Gentiloni (Pd): «Siamo in piena sceneggiata».

    - Walter Veltroni (Pd): «Il comportamento di Villari è pazzesco».

    Germano Antonucci, Corriere della sera.
    20 novembre 2008

  2. #2
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    Censura: di marijuana non si deve parlare.

    che sia una prima avvisaglia....?

  3. #3

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    Citazione Originariamente Scritto da obiettivo canapa Visualizza Messaggio

    - Walter Veltroni (Pd): «Il comportamento di Villari è pazzesco».
    E allora caccialo dal "partito" TESTA DI CAXXO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    me la concedete sta parolaccia?

  4. #4

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    Riccardo Villari, nonostante le sollecitazioni di Berlusconi, forse per non dare per scontato di aver cambiato padrone già da un pezzo, preferisce disobbedire, e farsi espellere dall' ormai vecchio padrone del Partito Inciuciocratico.
    Poi che Rai1 e Rai2 sono controllate è risaputo, nell'ultimo soggiorno al Tg1 con Mimun, che ha poi definitivamente consacrato la sua inutilità passando al tg5, ora c'è quell'altro ebete che non dice niente quando Berlusconi al tg1 dice "Biagi ha preferito farsi liquidare", voleva addomesticare anche i giornalisti di La 7 che poi non si è più saputo nulla..


    ROMA - Villari non lascia, Zavoli resta in attesa. La politica sottosopra sul fronte vigilanza Rai. La decisione del senatore campano scatena la reazione del Pd, che lo caccia. Inviti alle dimissioni arrivano dai presidenti delle due camere, Fini e Schifani, e dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sollecitato a intervenire dal segretario del Pd, Walter Veltroni.

    Villari resta fermo nella sua posizione così come ha fatto per tutta questa settimana di passione, da quando giovedì scorso è stato eletto con i voti del Pdl alla presidenza della vigilanza in un pasticciaccio politico di rara entità. Porta avanti imperterrito la prima riunione della bicamerale che elegge vicepresidenti e segretari, ignora la candidatura di Sergio Zavoli che non gli sarebbe stata comunicata; risponde picche all'espulsione dal Pd ("è una decisione unilaterale e molto poco democratica"); non sembra ascoltare gli appelli istituzionali e sembra pronto a convocare la commissione per martedì prossimo.

    Walter Veltroni è colto di sorpresa dalla notizia delle mancate dimissioni di Villari, convinto che oggi sarebbe stato il giorno giusto per sbloccare definitivamente l'impasse in Vigilanza e eleggere, come da intesa con la maggioranza, Sergio Zavoli. Per la verità, spiega più di un parlamentare Pd, "qualche sentore che ci fosse qualcosa che non andava per il verso giusto ce lo avevamo". Ma questa volta a sparigliare le carte non è stato un problema interno al Pd bensì al Pdl. Almeno è questa la ricostruzione che si fa della vicenda in ambienti Pd.

    Oggi alle 14 in punto Villari entra deciso in Commissione e porta a termine il suo primo compito da presidente: l'elezione di vicepresidenti (Giorgio Lainati e Giorgio Merlo) e segretari (Enzo Carra e Luciano Sardelli). Poi affronta l'ufficio di presidenza con sotto il braccio la bozza del regolamento delle prossime elezioni amministrative in Abruzzo che in serata invia imperterrito a capigruppo ed Agcom e ne informa il dg Rai Cappon.

    Sfida la tempesta e dice: "Ho deciso di mantenere il ruolo che mi è stato affidato legittimamente". Lo spiega al termine della riunione nella quale chiede anche "alla politica dei partiti di fare un passo indietro", e precisa che, pur avendo "la massima stima e considerazione per il senatore Zavoli", si sente a sua volta "un esponente e un uomo del Partito Democratico". Insomma rimane per rispetto delle istituzioni e denuncia la "lunga sequenza di pressioni, minacce e offese inaccettabili".

    Il Pd, lasciando la riunione, annuncia che non parteciperà più ai lavori fino a quando Villari non si sarà dimesso. "Passiamo dall'ammuina alla sceneggiata", commenta il ministro ombra delle comunicazioni Giovanna Melandri. L'Udc spiega che sarà il direttivo a decidere mentre l'Idv già da oggi tiene fede alla sua decisione di non essere a San Macuto.

    Non c'è Zavoli: "Aspetto di sapere e capire che cosa succederà ma non voglio fare analisi nè dare giudizi affrettati", dice il candidato bipartisan alla successione di Villari che sull'ipotesi di sue dimissioni dalla Vigilanza aggiunge: "Non giochiamo a discreditare la politica".

    La politica invece s'infuria per la fermezza di Villari, il Pd lo espelle, perché invece di favorire una soluzione s'impunta sul ruolo ma è con qualche difficoltà che il Pdl affronta il superamento sul nome del presidente. Da parte sua Walter Veltroni sostiene che dopo l'intesa su Zavoli "ora il problema non è mio ma in casa della destra, che se vuole lo risolverà". Al telefono avrebbe chiamato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, annunciandogli non solo la futura assenza in Vigilanza, ma anche opposizione dura nelle aule parlamentari.

    Fini, nel suo ruolo istituzionale e nella linea del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che più volte sul tema ha chiesto di non mortificare il Parlamento con un ulteriore stallo, fa appello a Villari "perché sacrifichi le ragioni giuridiche che certamente ha" sull'altare della responsabilità politica. "Un appello molto giusto" anche per l'Udc Pierferdinando Casini.

    Solo più tardi interviene il presidente del Senato Schifani spiegando che il compito del neo presidente della Commissione di Vigilanza "si è positivamente concluso con l'eliminazione della situazione di stallo". Poi la dichiarazione di Berlusconi chiamato in causa da Veltroni, che al termine della giornata dice: "Maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Zavoli a presidente della commissione. Il senatore Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni".

    Ma Villari, tramite ufficio stampa, fa sapere che sta procedendo nel suo lavoro di presidente. La questione ora è, se non si dimetterà e continuerà a lavorare, cosa farà il Pdl che lo ha eletto e che in Vigilanza ha i numeri per decidere in solitudine - come ha fatto proprio per lui - anche per la nomina dei sette componenti del Cda Rai. Tra le poche certezze, l'impossibilità di ratificare con voto bipartisan il presidente indicato dal ministero del Tesoro.

    La Repubblica
    (20 novembre 2008)

  5. #5

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    di Antonello Dose e Marco Presta
    ROMA (24 novembre) - Questa è la storia esemplare e a tratti commovente di un nostro eroico connazionale, ormai noto alle cronache con il glorioso nome di battaglia di Dimission Impossible: il neopresidente della Commissione di Vigilanza Rai Riccardo Villari, uomo raro, prezioso, un vero gioiello. Infatti anche lui, come il diamante, è per sempre.

    La vicenda è ampiamente risaputa: viene eletto, in disaccordo tra i due schieramenti politici, alla guida dell'organismo che controlla l'azienda radiotelevisiva di Stato. Il suo partito gli chiede di dimettersi, lui rifiuta, almeno finché non ci sarà una candidatura condivisa. Dopo animate discussioni, la candidatura condivisa si profila all'orizzonte: Sergio Zavoli. Quindi, governo e opposizione chiedono a Villari di dimettersi, ma lui rifiuta ancora fieramente.

    A questo punto, gli chiedono di andarsene i presidenti delle Camere, il premier, il leader del Pd, i Pooh, il Piccolo coro dell'Antoniano, la Comunità tuareg in Italia, i Ringo Boys, i sindacati confederali, l'Associazione agricoltura biologica, “I 4+4” di Nora Orlandi. Di fronte a tali pressioni, anche il cavallo della Rai si sarebbe dimesso. Villari no. Non arretra di un passo.

    Cinquantadue anni, napoletano, è un illustre epatologo (e meno male, visto che sta facendo venire un fegato così alle principali cariche istituzionali del Paese). Villari, nei suoi anni di militanza nell'Udeur, ha conseguito un "mastel" in conservazione della poltrona, un corso di perfezionamento frequentato, a suo tempo, pure dall'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. È lui l'unico, vero orsetto Duracell della politica italiana: quando gli dai una carica, non si ferma più. Rimane aggrappato al suo posto come una cozza allo scoglio, come un difensore alla maglietta di Ibrahimovic, come Belen a qualunque uomo sull'Isola dei Famosi.

    In questi giorni frenetici, si è cercato addirittura di stanarlo dal suo nuovo ufficio con uno stratagemma: è stata posizionata di fronte all'entrata una poltrona da sindaco di Napoli. Villari, rapido come il fulmine, se l'è presa ed ha richiuso la porta. Nelle prossime ore verranno vagliati dagli esperti altri metodi per indurlo ad abbandonare la posizione: formiche rosse, fialette puzzolenti, lacrimogeni, appelli accorati dei familiari. Se tutto questo non dovesse bastare, non rimarrebbe che la carta estrema: buttargli nell'ufficio Luca Giurato. Speriamo non si debba arrivare a tanto. L'impresa non sarà comunque facile, vista l'innegabile astuzia del personaggio, che, per altro, è stato avvistato camuffato da Raffaella Carrà onde aggirarsi indisturbato per i corridoi di viale Mazzini.

    Parallelamente alle maniere forti, prosegue incessante l'azione diplomatica da parte delle più alte cariche dello Stato e, da indiscrezioni trapelate, pare che al senatore Villari sia stato offerto, in alternativa al posto occupato, il ruolo di Garante per il controllo demografico dei cinghiali maremmani oppure quello di Gran Ciambellano del Festival di Sanremo, due cariche inesistenti in natura, create appositamente per lui. Tutto il Paese tiene il fiato sospeso, anche perché da questa storia non si leva un odore gradevole. Di certo, analizzando la faccenda in questione, la dignità ricorda molto da vicino l'albumina nelle analisi di nonno: tracce.

    Il Messaggero




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