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Green jobs in Italia
formarsi vale un lavoro



Secondo uno studio dell’Isfol, l’80% di chi ha seguito un master ambientale trova occupazione in meno di 6 mesi. In aumento le opportunità nel turismo e nei settori della difesa del territorio, del disinquinamento e delle energie rinnovabili. “La formazione - dicono i ricercatori - può giocare un ruolo di anticipatrice dei futuri fabbisogni professionali, proponendo figure innovative che rispondono in modo rapido ai nuovi mercati verdi in espansione”


di MARCELLO LONGO C’è molto verde nel futuro mercato del lavoro. Energie rinnovabili, agricoltura biologica, gestione dei rifiuti, difesa del suolo e delle acque, turismo ambientale, architettura e biotecnologie sostenibili. Attorno a questi settori ruotano nuove opportunità occupazionali e speranze di crescita per la green economy italiana, una realtà in espansione che, in 15 anni, ha visto crescere il numero degli occupati del 41%, passando dai quasi 264 mila del 1993 agli oltre 370 mila del 2008.
Frontiere e competenze. Le nuove chances appaiono strettamente legate a competenze specifiche e a percorsi di formazione, in cui i master rappresentano gli strumenti migliori per prepararsi adeguatamente alle nuove sfide e trovare un lavoro in tempi rapidi. I dati, per molti aspetti incoraggianti, arrivano da una ricerca da poco pubblicata dall’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che mostra come l’ambiente sia la nuova frontiera del lavoro, in grado di premiare la formazione e le preparazione dei giovani, aumentare le opportunità, valorizzare le competenze delle donne e, naturalmente, contribuire a migliorare la salute del pianeta.
Posizioni intermedie a elevata qualificazione. La ricerca, curata da Rita Ammassari e Maria Teresa Palleschi, ha analizzato le ricadute della formazione ambientale sul versante dell’occupazione fra il 1993 e il 2008. I risultati? L’80% di chi frequenta un master ambientale ha trovato lavoro entro sei mesi dalla conclusione del corso e nel 58% dei casi svolge una mansione attinente al percorso di studi. In questi anni, infatti, sono diminuiti i lavori scarsamente qualificati, mentre è aumentato il numero di occupati con posizioni intermedie di tipo tecnico ad elevata specializzazione. Fra il 1993 e il 2008, insomma, nella green economy è cresciuta la richiesta di persone competenti e preparate: c’è stato uno spostamento verso l’alto, in cui gli occupati in possesso di un titolo di studio uguale o superiore a un diploma sono passati dal 40% al 62,9%, mentre è crollato dal 22,4% all’8,3% il numero di chi ha solo la licenza media o non ha neppure un titolo di studio.
Boom di corsi. L’offerta formativa del sistema Italia è riuscita a intercettare il trend, con un vero e proprio boom di master e corsi di formazione in tematiche ambientali. Nel biennio 2007-2008, i master sono stati 300, molti di più rispetto ai 60 attivati fra il 1999 e il 2000. A questi si aggiungono i 2000 corsi che in media ogni anno vengono promossi da oltre 500 enti pubblici e privati, ai quali partecipano fra 50 e 55 mila persone.
Si potrebbe, però, fare di più. Secondo i ricercatori dell’Isfol, i master ambientali rispondono solo in parte ai fabbisogni professionali e formativi dei sistemi territoriali ed economici. Andrebbero, infatti, sviluppate e praticate “azioni di concertazione con conseguenti rilevazioni dei fabbisogni”. Università ed enti di formazione devono interagire con il territorio affinché “la formazione ambientale possa giocare un ruolo di anticipatrice dei futuri fabbisogni professionali e formativi, proponendo figure innovative che rispondano in modo rapido ai nuovi ‘mercati verdi’ in espansione”.
Profili al top. E le figure più richieste? Consulenti ambientali, energy manager, guide turistiche ecologiche, ingegneri ambientali, certificatori energetici, progettisti e tecnici per impianti di energie rinnovabili o di utilizzazione delle risorse idriche. Dal 1993 al 2008 sono cresciuti il settore del turismo, della difesa del territorio e del disinquinamento, mentre si sono ridimensionati, anche se continuano a rappresentare la maggioranza in termini di numero di occupati, i settori dei rifiuti e delle risorse agro-forestali. In aumento, anche se con ritardi notevoli rispetto ad altri paesi europei, sono pure i mercati delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.
Il ruolo delle donne. C’è anche spazio per il rosa in questo settore economico colorato di verde. Secondo l’Isfol, i green job, infatti, sembrano valorizzare maggiormente il ruolo delle donne. Rispetto al 1993, la presenza femminile è cresciuta quasi del 13%, attestandosi sul 25,5% nel 2008. Le donne occupano, più degli uomini, posizioni di tipo impiegatizio di livello medio-alto, hanno una scolarità di molto superiore e sono mediamente più giovani: tre su quattro, infatti, hanno meno di 45 anni.