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Fisica Hippy Scienza, droga e rock'n'roll
04 marzo 2012 — pagina 34 sezione: Cultura

SAN FRANCISCO In un prossimo futuroi nostri dati personali più preziosi, dal conto bancario alla carta di credito, forse saranno finalmente al sicuro dai furti degli hacker informatici. Se questo accadrà, sarà una delle applicazioni della crittografia quantistica. La stessa tecnologia, secondo l'astronomo John Gribbin della University of Sussex, consentirà il tele-trasporto di particelle che sarà alla base di una nuova generazione di "quantum computer": la loro potenza sarà tale che «i nostri pc attuali ci sembreranno dei pallottolieri». La teoria quantistica è un ramo della fisica delle particelle e oggi attira migliaia di ricercatori nel mondo intero. Riceve finanziamenti per miliardi di dollari dalle grandi università e fondazioni scientifiche in America e non solo. Ma appena quarant'anni fa gli studi di fisica erano in uno stato di profonda crisi: la guerra del Vietnam concentrava i fondi nel Pentagono; lo stesso conflitto del sudest asiatico aveva spinto Washington a inviare al fronte anche molti giovani dottorandi (abrogando il privilegio del rinvio del servizio militare per gli universitari); i campus delle facoltà americane erano paralizzati dalla contestazione pacifista; una grave crisi economica provocata da shock petrolifero e stagflazione inaridiva le spese per la ricerca pura. Quelli che continuavano a occuparsi di fisica erano per lo più degli "integrati" al servizio del complesso militar-industriale.

A rilanciare gli studi di fisica quantistica ci pensarono gli hippy californiani. Per la precisione, un gruppo di giovani studiosi «scontenti, squattrinati, sotto occupati e sempre curiosi», si riunì all'università di Berkeley, sulla baia di San Francisco, per «liberarsi dal conformismo accademico e avventurarsi nell'esplorazione del lato selvaggio della scienza». Fondarono un club esoterico, il Fundamental Fysiks Group, i cui metodi di ricerca erano a dir poco eterodossi. Si riunivano come congiurati in luoghi di ritiro zen sulle spiagge californiane. Passavano ore immersi in vasche di idromassaggio. Fumavano marijuana e qualcuno sperimentava l'Lsd. Si appassionavano di religioni orientali e trasmissione del pensiero. La loro storia viene ricostruita da un altro scienziato, David Kaiser del Massachusetts Institute of Technology (Mit), autorevole esponente della stessa disciplina: è stato eletto Fellow dell'American Physical Society. Come gli hippy salvarono la fisica è la sua opera. Sottotitolo: Scienza, contro-cultura e il revival dei quantum. Questo libro è anche un gesto di gratitudine. Kaiser, che era un liceale quando «gli hippy salvarono la fisica», confessa di avere subìto «un'attrazionee un fascino per le opere di quel gruppo di giovani scienziati»: per lui fu la nascita di una vocazione. P I personaggi al centro di quell'epopea sono pittoreschi. Fred Alan Wolf, socio fondatore del Fundamental Fysiks Group, è descritto come un «attore di vaudeville della New Age», seguace del guru delle droghe psichedeliche Timothy Leary, convinto di poter raggiungere poteri paranormali di comunicazione extrasensoriale. L'italo-americano Jack Sarfatti, un altro membro dello stesso club, riceveva i finanziatori a cui chiedeva fondi per le ricerche in una saletta privata al Caffè Trieste, mitico ritrovo nel quartiere italiano North Beach di San Francisco. Fritjof Capra divenne il più celebre nel 1975 grazie a un best-seller rimasto un classico di quell'èra: Il Tao della fisica. Quasi altrettanto successo ebbe Gary Zukav con il libro I maestri danzanti Wu Li. Una volta all'anno, la riunione del gruppo avveniva sulla costa di Big Sur, presso l'Esalen Institute, fra sessioni di yoga, lezioni di buddismo, e happening collettivi di autocoscienza. Erano a tutti gli effetti "figli dei fiori", tipici rappresentanti di un'epoca in cui la California era attraversata dalla corrente della New Age, quando i giovani si riunivano a vivere in campagna nelle comuni egualitarie e ambientaliste, contestavano al grido di «fate l'amore non la guerra», ascoltavano Jimi Hendrix e Janis Joplin, i Grateful Dead e Jefferson Airplane.

Il fenomeno degli scienziati hippy non passò inosservato neppure in quegli anni.

Tra i più acuti nell'avvistarlo ci fu un certo Francis Ford Coppola, la cui carriera di regista spiccava il volo proprio allora. Con i soldi guadagnati grazie a Il Padrino e alla produzione di American Graffiti, l'italo-californiano Coppola si comprò il magazine City of San Francisco. Uno dei primi numeri della rivista sotto la sua direzione fu dedicato ai «nuovi fisici che lavorano con la telepatia e s'immergono nel subconscio per sperimentare la mobilità psichica». Dalla lettura del pensiero alla reincarnazione, dalla comunicazione con gli extraterrestri al misticismo induista, la confusione dei generi era totale. Eppure, come spiega Kaiser, «quel gruppo di outsider, di emarginati e di reietti riuscì a ravvivare la fiamma della scienza». Perché dietro le apparenze hippy c'erano «veri scienziati, con solide basi di preparazione, metodi anticonformisti eppure rigorosi». Del resto c'era una sottile continuità tra loroe il gruppo di pionieri della meccanica quantistica, cioè Albert Einstein, Niels Bohr, Werner Heisenberg, Wolfgang Pauli, Erwin Schroedinger: anche loro erano tutt'altro che "aridi" scienziati, adoravano discutere di filosofia, politica, massimi sistemi. Le implicazioni delle loro scoperte li portavano a spaziare in campi molto diversi dello scibile umano. Anche i "padri", come dimostra il pacifismo di Einstein, avevano perseguito strade anticonformiste e contestatrici. Che i fisici hippy non fossero degli sprovveduti, lo dimostra il fatto che uno dei loro saggi, Quantum Reality di Nick Herbert, è tuttora usato come manuale nelle facoltà di fisica americane.

Scavando sotto la superficie tutta "sesso droga e rock'n'roll", Kaiser individua in due contributi decisivi l'eredità rivoluzionaria del gruppo riunito a Berkeley negli anni Settanta. I ragazzi del Fundamental Fysiks Group si misero in testa di poter trasmettere dei segnali a una velocità superiore a quella della luce. Un obiettivo impossibile, in base alla teoria della relatività di Einstein. La ricerca sui "segnali superluminali" fu contestata da altri fisici, i quali però furono costrettia dimostrare l'errore, approfondendo le conoscenze sui quantum. Due dei fisici hippy, Herbert e John Clauser, fecero esperimenti sul cosiddetto teorema di Bell, secondo cui due particelle subatomiche una volta entrate in contatto resteranno allacciate anche dopo essere state allontanate: un principio da cui altri arrivarono alla possibilità di criptare i messaggi per renderne impossibile l'intercettazione. È in questo processo di "refutazione" che alla fine si arrivò allo sviluppo della crittografia quantica, le cui potenziali applicazioni cominciano solo ora a essere comprese. Kaiser traccia un parallelo con quel che era accaduto nell'Ottocento quando alcuni scienziati si erano messi in testa di mettere a punto le macchine del moto perpetuo: lo sforzo dei loro colleghiavversari di dimostrarne l'impossibilità fece compiere dei progressi decisivi nella comprensione delle leggi termodinamiche.

L'altro lascito dei fisici hippy fu perfino più importante nel lungo periodo. Grazie al successo di libri come Spazio-Tempo e oltre di Sarfatti, oltre al Tao della fisica di Capra, una generazione di giovani cominciò a sentirsi attratta dagli studi di fisica nucleare. Improvvisamente quell'orientamento di studi non fu più associato con l'asservimento alle strategie militari della Guerra fredda. Nei campus delle accademie scientifiche si moltiplicaronoi corsi con titoli come "The Zen of Physics". Fu l'inizio di un lungo boom nelle iscrizioni a quelle facoltà. Se Bill Gates e Steve Jobs resero sexy l'informatica negli anni Ottanta, nel decennio precedente i giovani scienziati cultori dell'Lsd e della New Age erano riusciti a rendere cool una delle scienze più complesse e raffinate. E questo fu uno dei fiori sbocciati davvero, nel clima caotico e trasgressivo dei movimenti che ribollivano nella baia di San Francisco quarant'anni fa.

- FEDERICO RAMPINI