Oggi, sfogliando le notizie sul sito el corriere, mi sono imbattuto in questo interessante trafiletto:
http://www.corriere.it/economia/09_o...4f02aabc.shtml
Quanto affermato in quell'articolo mi dimostra, ogni giorno di più, quanto la nostra moderna società capitalistica basata sulla massimizzazione del profitto, sull'arrampicata sociale, sulla realizzazione ad ogni costo per poter possedere di più e di più elevata quantità sia del tutto contronatura e controproducente (circa la salute e l'equilibrio mentale).
Io non so come interpretare il fenomeno: se catalogarlo come una delle tante mode passeggere o un reale sintomo di malessere (uno tra i tanti) che dopo anni di yuppismo e anni di cultura del "più hai e più mostri meglio sei" sta finalmente iniziando a diffondersi anche in chi non aveva mai pensato a qualcosa di simile.
Sono un convinto sostenitore di due cose fondamentali:
  • bisogna essere soddisfatti di ciò che si fa per porter vivere bene
  • non occorre avere l'ultimo grido in fatto di macchine, tecnologia, etc per essere felici

per cui propenderei per un cauto ottimismo e inizierei a prepararmi ad una rivoluzione culturale in un periodo ragionevolmente breve verso concetti di sostenibilità a tutto campo.
Però vedendo come tuttora siano manifesti e diffusi gli atteggiamenti aberranti dell'"apparenza sopra ogni cosa, l'apparire in un certo modo come sinonimo di successo" non riesco ad essere ottimista al 100%.
Che cosa ne pensate...se vi siete o vi state facendo un'idea al riguardo?
E, soprattutto, quanti di voi (al di la di bei propositi) sarebbero davvero in grado di fare una scelta così coraggiosa?
Personalmente la cosa mi piacerebbe parecchio (mi frulla da molto tempo l'idea di ritornare più a contatto con la natura e mandare aff il frenetico ritmo metropolitano) ma ad essere sincero non so se riuscirei ad avere il coraggio (non ancora almeno) di perdere parte della sicurezza economica che il mio lavoro (stressante e frustrante quanto si vuole) attuale mi garantisce.