da Repubblica di oggi....

Era direttrice della filiale della VR Bank a Bornheim. Aiutava i clienti poveri
concedendo scoperti sproporzionati. Condannata a 22 mesi con la condizionale
Erika B., la banchiera Robin Hood
che ripianava il rosso dei clienti


BERLINO - Come Robin Hood, rubava ai ricchi per aiutare i poveri. Ma è una donna e non un aitante cavaliere; non ha colpito nella mitica foresta di Sherwood bensì nei pressi della placida Bonn, l'ex capitale provvisoria della Repubblica federale. E il suo nemico non era lo spietato sceriffo di Nottingham ma invece la legge della democrazia tedesca. Adesso, scoperta e processata, è stata condannata non solo a restituire il maltolto andando praticamente sul lastrico, ma anche a ventidue mesi con la condizionale. Sembra il copione di un serial tragicomico, invece è realtà.

Questa è la storia di Erika B (il nome è stato cambiato per rispetto alle dure leggi sulla privacy), direttrice di una filiale della VR-Bank nei pressi di Bornheim, prospera cittadina a ovest di Bonn. Oggi Erika si dichiara pentita, dice di non capire cosa le è passato per la mente. Ma che voleva solo aiutare clienti poveri in difficoltà, e di persona non si è messa mai in tasca un centesimo.

Per il tribunale, presieduto dalla giovane, bionda giudice Susann Ulbert, non è stato facile arrivare al verdetto. "E' stata una scelta difficile quella per arrivare a una condanna giusta", dice la magistrato. "Da un lato siamo di fronte a gravi danni finanziari recati a persone, dall'altro si è trattato di un comportamento non dettato dalla ricerca dell'utile personale, quindi abbiamo affrontato un caso radicalmente diverso dai soliti".

Dal 1990, Erika - oggi 62enne, taglie forti, vestita di scuro, così si è presentata in aula coprendosi il volto con un giornale davanti a fotoreporter e telecamere - era direttrice della filiale della VR Bank presso Bornheim. I clienti poveri con forte bisogno di denaro ma non in possesso delle credenziali e garanzie necessarie per ottenere fidi o crediti la impietosivano. E lei escogitò, per pietà e spirito di solidarietà umana, uno stratagemma per aiutarli. Concesse a moltissimi di loro crediti, fidi e scoperti assolutamente sproporzionati alle possibilità dei loro redditi, prelevando soldi dai conti di clienti ricchi. In tutto, la Robin Hood del Reno riuscì così ad aiutare i suoi clienti poveri per 7,6 milioni di euro. Poi dopo bonificava di nuovo i soldi sui conti dei legittimi proprietari. Ma in alcuni casi i soldi erano spariti dai conti dei clienti poveri, non c'era possibilità alcuna di restituirli. Per cui i clienti ricchi, svaligiati da 'Erika-Robin Hood', hanno perduto in totale, secondo Bild online (www. bild. de, cioè l'edizione online della Bild, il quotidiano popolare tedesco che è il più letto d'Europa) almeno 1,1 milioni di euro, svaniti al vento per sempre.

"La mia cliente non ha tratto alcun vantaggio personale dalla sua azione, lo ha fatto solo per provare pietà", ha detto nella sua arringa l'avvocato difensore, Thomas Ohm. Probabilmente tutti lo credono anche nella piccola frazione di Bornheim dove Erika lavorava: un villaggio di millecinquecento abitanti dove tutti conoscono tutti. E dove forse la banchiera-Robin Hood per qualcuno era una leggenda segreta.

Ma nel mondo d'oggi, anche nella più liberale, pragmatica, solidale e flessibile democrazia d'Europa, non è lecito rubare, neanche per aiutare i poveri. Adesso Erika che non si era mai messa in tasca un cent ha perso tutto: è stata licenziata in tronco dalla banca per cui aveva lavorato per una vita, vive con una pensione di appena 1000 euro lordi mensili, ha dovuto vendere case e polizze-vita per restituire i soldi andati in fumo con la sua 'operazione Sherwood'. "I clienti venivano da me a chiedermi aiuto, erano gente che per le loro precarie condizioni economiche non avrebbero mai ottenuto un credito normale". Così lei ebbe l'idea geniale e illegale per soccorrerli. "Oggi non posso più capire la mia me stessa di allora. Forse ero in preda a una Helfersyndrom", la sindrome che ti fa provare un bisogno quasi patologico di aiutare il prossimo a tutti i costi. A volte anche far del bene si paga caro.