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Discussione: Christiania:hippie, perso ultimo ricorso

  1. #1

    Predefinito Christiania:hippie, perso ultimo ricorso



    La cittadella appartiene allo Stato e non agli abitanti 18 febbraio, 17:22


    ANSA) - COPENAGHEN, 18 FEB - Il diritto d'uso su Christiania appartiene allo Stato e non agli abitanti della cittadella nel cuore di Copenhagen autogestita dagli anni '70. Lo ha deciso in ultima istanza la Corte Suprema confermando la sentenza emessa nel 2009 dal tribunale Oestre Landsret. Incerto a questo punto il futuro della cittadella autogestita. Tutto dipendera' dalla ripresa dei negoziati interrotti dal momento i cui i gli abitanti di Christiania decisero di ricorrere alla Corte Suprema.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubri...585899555.html

  2. #2

  3. #3

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    la vedo molto dura per i cittadini autogestiti

  4. #4

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    Citazione Originariamente Scritto da flasensi Visualizza Messaggio
    qui c'è scritto che le bancarelle vendevano hashish fino al 2010, in realtà è dal 2004 che sono state smantellate

  5. #5

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    Le bancarelle c'erano anche la scorsa estate,ma molto meno rispetto a qualcje anno fa.Christiania è sempre stata una situazione molto combattuta,ma la sua vita dipende molto da chi sta al governo,con il ritorno della destra qualche anno fa(Sono sempre loro a rompere)sono ricominciati i problemi.Speriamo il popolo danese si redima presto e che le cose possano cambiare.
    うんすい〜

  6. #6

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    non sto dicendo dei semplici tavolini con la merce sopra, prima c'erano proprio dei casottini

  7. #7

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    Si ricordo,tutti su pushergade......bei tempi,comunque credo sia difficile cacciare quella gente da li,i Danesi sono dei veri guerrieri.
    うんすい〜

  8. #8
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    blog interessante, in fondo vari filmati su cristiania.

    http://socialbroadcast.blogspot.com/...2005-2007.html
    prevenzione = parola d ordine!

    tessera ASCIA n 43.

  9. #9
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    Mulino Bianco, Christiania



    copenhagen peace & loveIl 26 settembre la comunità hippy più famosa d'Europa compie 40 anni. Ma, al tempo della xenofobia scandinava e della strage di Utoya, scopre di essere diventata mainstream (oltre che legale, dopo l'acquisto di case e terreni dallo stato)
    di Daniele Castellani Perelli
    DRepubblica - Chi ha paura dei fricchettoni di Christiania? Nessuno più, sembrerebbe. Non tanto in ragione della storica e recente "pace" con lo stato danese, ma perché i valori e le abitudini della libera comunità nata nel 1971 nel cuore di Copenhagen non fanno più scandalo. Anzi, sono diventati patrimonio di gran parte della società occidentale. "Christiania è la terra dei coloni, è la più grande opportunità mai vista di costruire una società dal nulla", sosteneva il 26 settembre di quell'anno, con parole solenni, il barbuto intellettuale anarco-hippy danese Jacob Ludvigsen, fondando così ufficialmente la freetown. Oggi Ludvigsen, una vaga somiglianza con Bruno Lauzi, ci spiega con orgoglio: "Sì, la nostra Christiania ha certamente cambiato il mondo". Proprio in questi giorni la comunità spegne 40 candeline sulla torta (sarà alla marijuana?), e l'occasione è buona per un bilancio esistenziale. Cosa è rimasto di quell'utopia? Il piccolo paradiso europeo delle libertà è ormai un'attrazione turistica (tra le prime tre della capitale, insieme alla Sirenetta e al parco di Tivoli)?
    Tanto per cominciare, e per deludere i duri e puri dell'anticonformismo, Christiania è appena rientrata ufficialmente nella legalità. A fine giugno la comunità, dopo sette anni di negoziati, ha trovato l'accordo con il Ministero della Difesa, da cui compreranno collettivamente, per una spesa totale di 16 milioni di euro, la terra e le case in cui vivono. Con quali soldi? "Grazie a dei prestiti bancari", risponde Maja Hansen, uno dei loro avvocati.
    Soddisfatte le autorità politiche, nonostante il prezzo pagato sia ben al di sotto del valore di mercato, ha cantato vittoria anche il portavoce dei Christianites, Thomas Ertmann, secondo cui l'intesa consentirà loro di "continuare a essere una società alternativa e a svilupparsi liberamente". Anche Ludvigsen plaude: "Già 35 anni fa scrissi che comprare l'area avrebbe significato guadagnare ancora più libertà. È stata trovata la soluzione più vantaggiosa per tutti. La "pace" con lo stato toglie finalmente la freetown dalla polemica politica". Certo, tra i mille residenti non tutti esultano. Possedere delle proprietà non contraddice lo spirito dei pionieri? La legalizzazione porterà a una normalizzazione?
    Questa enclave hippy ha perso la sua identità? A girare tra le sue strade in effetti viene da chiedersi: ma è ancora così "strana", Christiania? Forse no, ma non perché i suoi abitanti si siano particolarmente imborghesiti. Il punto è che oggi il mondo, almeno nella sua parte più progredita, le assomiglia molto di più rispetto a quel 1971 in cui una prima avanguardia occupò abusivamente l'area militare di Copenhagen dove, tra il 1946 e il 1950, si mandavano a morte i collaborazionisti nazisti.
    Christiania ha fatto scuola, e i suoi valori in molti casi sono entrati nel mainstream. Non fanno più scandalo Elisabeth e la sua compagna Andrea (l'omosessualità qui è stata legittimata subito grazie alla Gay House), né le droghe leggere, ormai tollerate in tanti paesi (la legalizzazione della marijuana è stata respinta l'anno scorso in Califonia da un referendum, ma per pochi voti) e in vendita da sempre sulla Pusher Street di Christiania. Sono diventate la normalità un po' ovunque sia le famiglie allargate e multiculturali, sia quello spirito ecologista che ha spinto Christiania a vietare le automobili e a puntare sull'architettura ecosostenibile. E poi, non sono certo più "alternativi" yoga e vegetarianesimo che fanno ormai parte della vita quotidiana occidentale, da Manhattan a Berlino e Londra.
    Ma l'identità della comunità è salva per tante ragioni. Ha uno status unico al mondo, e si è dotata negli anni di una tv, una radio, una bandiera e una moneta (il Løn). Ha un codice di norme, che vietano per esempio droghe pesanti e fotografie (per queste ultime serve un permesso, come per il nostro servizio), ed è famosa nel mondo per le Christiania Bikes, i tricicli con carretto davanti per trasportare i bambini. "L'età media aumenta, e la vitalità sociopolitica diminuisce", osserva Ludvigsen, ma Christiania alla fine può dire di avere avuto ragione, e forse anche per questo il governo di centrodestra ha infine ceduto alle sue richieste. Tanto più significativa è oggi quest'oasi di peace and love, quanto più, in Europa, cresce elettoralmente la destra xenofoba. Nella stessa Danimarca, il Partito del Popolo (Ppd) di Pia Kj�rsgaard è arrivato al 15% dei voti, e oggi fa da stampella al governo conservatore di minoranza. Non è un caso che Pia detesti Christiania e l'anno scorso abbia chiesto al Parlamento di chiuderla ("Pia Kj�rsgaard e Christiania non dovrebbero mai entrare nella stessa frase!", ammonisce su internet un fan). È solo una coincidenza che i nemici della freetown siano nemici anche della tolleranza scandinava?
    Nel suo manifesto Anders Breivik, l'estremista norvegese autore delle stragi di Oslo e Utoya del 22 luglio, parlava della Danimarca come dell'unico paese scandinavo che stia mostrando un po' di spina dorsale nel combattere la società aperta. Molti analisti concordano sul fatto che proprio dalla Danimarca arrivino, volenti o nolenti, gli ispiratori di Breivik. Per l'ex ministro degli esteri liberale Uffe Ellemann-Jensen, qui "nel dibattito sull'immigrazione si dicono cose impensabili fino a vent'anni fa, e sicuramente hanno avuto un ruolo in tragedie come quella norvegese". Che da queste parti esista un inatteso lato oscuro lo dimostra anche l'opera del più grande regista danese, Lars von Trier, il cui angosciante Dogville figurava tra i film preferiti dello stesso Breivik. "La cosa mi addolora, tanto più che l'ultima scena ha effettivamente delle terribili analogie con quanto è successo a Utoya", ha confessato il regista, che però ha puntato il dito contro il Ppd: "Sono loro i veri ispiratori di Breivik, il loro razzismo gli ha offerto una giustificazione".
    Mentre intorno la Scandinavia è scossa da sussulti xenofobi e incubi fino a ieri inimmaginabili, la vita scorre lenta e pacifica per gli abitanti di questo Mulino Bianco psichedelico. Dice il loro inno ufficiale: I kan ikke slå os ihjel, Non potete ucciderci. Così, alla maniera di Nanni Moretti, Christiania può ora affermare con orgoglio: ho gridato cose giuste, e ora sono una splendida quarantenne.

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