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Discussione: Canone Rai - anche per chi ha solo il pc?

  1. #1

    Predefinito Canone Rai anche per chi ha solo il pc - bomba innescata

    http://punto-informatico.it/3445915/...ne-sui-pc.aspx

    Canone RAI, interrogazione sui PC

    Presentata un'interrogazione parlamentare. Quali dispositivi sono effettivamente obbligati al pagamento? Alle aziende è stato chiesto di pagare per i computer degli uffici

    Roma - La bufera sul cosiddetto canone speciale della RAI è tornata ad imperversare tra le più svariate categorie professionali. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno recentemente presentato il testo di un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia e finanze.

    Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al testo dell'interrogazione, "a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti".

    A partire dal marzo 2007, l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore. Le risposte ricevute nel corso degli anni sono state spesso "varie e contraddittorie".


    "A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone - aveva sottolineato alla fine del 2010 l'ex-ministro Paolo Romani - perchè, ragionevolmente, se uno ha l'elettricità ha anche l'apparecchio TV". In sostanza, il canone RAI sarebbe stato imposto al di là del possesso di un apparecchio radiotelevisivo.

    Vibranti le proteste di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) contro "l'imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale TV, inclusi monitor per il PC, videofonini, videoregistratori, iPad, addirittura sistemi di videosorveglianza. Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6mila euro l'anno".

    L'interrogazione presentata dai senatori Poretti e Perduca vorrebbe ora sapere "se il ministero dello Sviluppo Economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV".

    "Ove tale approfondimento sia giunto a termine - si legge nel testo - quali apparecchi sottoelencati presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale".

    E ancora, in conclusione: "ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete".

    Mauro Vecchio
    Herbalist, high grade specialist...

  2. #2

    Predefinito

    http://www.tomshw.it/cont/news/canon...a/35998/1.html

    Canone RAI da pagare se hai un PC: innescata la bomba

    La concessionaria RAI considera TV e PC dispositivi analoghi, e quindi ha iniziato a richiedere il pagamento del canone a studi professionali, piccole imprese e negozianti. Il timore è che questo approccio possa essere esteso ai comuni cittadini. È partita un'interrogazione parlamentare.

    Il canone RAI va pagato se hai un PC o uno smartphone? È senza dubbio il dilemma del ventennio, nel senso che si deve tutto all'interpretazione del Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944. Insomma, chiunque "detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni" sembrerebbe essere obbligato al pagamento.
    Radioaudizioni? Sul dizionario Devoto Oli si legge "il complesso dei programmi di radiodiffusione" e sebbene il termine sia stato coniato nel 1924 oggi la RAI ne approfitta per battere cassa. A onor del vero le istituzioni non sono d'aiuto: ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) è dal lontano 2007 che sta cercando di avere una risposta definitiva. Ha contattato gli operatori di "Risponde-Rai" (numero a pagamento 199.123.000), il ministero delle Finanze, la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate e infine il Parlamento.


    "Nelle passate legislature, sono state presentate al ministero delle Comunicazioni ben sei interrogazioni parlamentari sull'argomento (atti della Camera dei Deputati n. 4/03226, 4/05224, 4/05376, 4/05609; atti del Senato n. 4/00029)", si legge sul sito ADUC. "Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto solo all'ultima di tali interrogazioni, ma non ha chiarito né disposto quali apparecchi".
    Il problema è che manca ancora un'interpretazione univoca sugli apparecchi alternativi alla TV tradizionale, e quindi vi sarebbe bisogno di un approfondimento tecnico-giuridico attraverso il confronto con il Ministero dell'economia e delle finanze, l'agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico.
    Situazione congelata allora? No di certo, perché proprio in queste settimane studi professionali, piccole imprese, negozianti, veterinari, laboratori medici e farmacie stanno ricevendo gli odiati bollettini. In pratica si sollecita il pagamento del canone RAI speciale (esercizi pubblici, locali aperti al pubblico o comunque fuori dell'ambito familiare) presupponendo la disponibilità di almeno un PC.
    "Ma come? Facciamo i salti mortali per far quadrare i conti e ci arriva questo balzello? Arriva a noi così come a tante piccole e medie imprese", dice la Confesercenti della provincia di Firenze, dove è iniziata la pioggia di bollettini. "A contare è solo un'opportunità di far cassa sulle spalle delle imprese (da 200,91 a 6.696,32 euro/anno di canone tv per ognuno degli oltre 9 milioni di imprese e professionisti esistenti) enorme ed indecente, tanto per il periodo di crisi ed i sacrifici imposti dal governo alle imprese, quanto per l’insensatezza di un’imposta basata sull'ipotesi e la possibilità d'accesso, piuttosto che sull'utilizzo reale di un servizio. Come se noi, imprenditori e dipendenti, usassimo il computer per guardare fiction o partite di calcio in orario di lavoro", ha aggiunto Gianna Scatizzi, presidente di Confartigianato Imprese Firenze.


    In verità la RAI ha approfittato di una discutibile interpretazione della "Manovra salva Italia" di Monti (art. 17 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201), laddove prevede che "le imprese e le società (…), nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza (…), ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale". In pratica non solo RAI ha equiparato TV e "altri dispositivi", ma ha dato per scontato che tutte le imprese e le società debbano pagare il canone speciale. Insomma, c'è il vivo e diffuso timore che questo approccio possa essere replicato in ambito consumer. Non è che domani vengono a chiedere il canone a tutti i possessori di PC?
    I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno deciso quindi di presentare un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia e Finanze per fare immediata chiarezza. "A partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti", si legge nel documento. Si chiede quindi se il ministero dello Sviluppo Economico abbia concluso il suo approfondimento tecnico giuridico sulle tipologie: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod, etc.
    "Ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete".
    A questo giro, e con questo Governo, si rischia una risposta definitiva.
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  3. #3
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    Attendiamo ulteriori sviluppi, intanto vi riporto anche questo articoletto, che merita anche solo per "L'altro giorno ho visto un manifesto per una fiction Rai, devo pagare un canone per gli occhi?". In effetti dovremmo pagare il canone anche per occhi e orecchie :D

    http://www.repubblica.it/tecnologia/...uter-30200429/
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    peace

  4. #4
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    Canone/imposta Rai. Si paga anche per il pc? Interrogazione

    fonte: http://blog.donatellaporetti.it/?p=2750



    Interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e finanze dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca

    - Per sapere – premesso che:
    il regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246 prevede all’articolo 1 quanto segue:
    “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento dei canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto”;
    nel marzo 2007, l’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) ha condotto una indagine interpellando gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi sono soggetti al canone/tassa oltre il televisore: gli operatori di “Risponde-Rai” (numero a pagamento 199.123.000), il ministero delle Finanze, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate. Le risposte sono state varie e contraddittorie. Secondo alcuni operatori “Rispondi Rai”, sono apparecchi “atti o adattabili” il televisore o un computer. Per altri, rientrano nella legge anche i seguenti apparecchi: televisione, videoregistratore, registratore dvd, computer (indipendentemente dalla presenza di una scheda tv o di una connessione Internet), videofonino, tvfonino, monitor di qualsiasi tipo anche in assenza di un computer, decoder, monitor del citofono, modem, navigatore satellitare, videocamera, macchina fotografica digitale. L’Agenzia delle Entrate non ha risposto alla domanda, invitando l’Aduc a rivolgersi agli operatori Rispondi-Rai già interpellati. Il ministero delle Finanze, Ufficio legislativo-finanze, non è stato in grado di rispondere, così come numerosi uffici e comandi della Guardia di Finanza, l’organo di polizia predisposto al controllo sul territorio. Su questo, è stata depositata il 4 aprile 2007, nella passata legislatura, una interrogazione ai ministeri di Economia e finanze e delle Comunicazioni, a cui non è stata data risposta;
    in data 28 settembre 2007, l’Aduc ha condotto una ulteriore indagine per capire quali apparecchi e le modalità di pagamento della licenza temporanea di importazione per i turisti che giungono in Italia provvisti di videofonini, pc o apparecchi tv, prevista dall’articolo 14 del suddetto regio decreto-legge. Ancora una volta, le risposte delle autorità competenti si sono rivelate di poco aiuto. Il servizio “Rispondi Rai” ha fornito risposte contraddittorie: per alcuni operatori, il turista con tv sull’auto o con videofonino in arrivo all’aeroporto deve pagare il canone per l’intero anno in cui è effettuata la visita, anche se breve. Per altri, i turisti stranieri non devono pagare nulla. Per altri, se il canone è già pagato da coloro che ospitano il turista (amici, albergo, eccetera) non sarà necessario pagare, altrimenti sì. Infine, un operatore ha chiesto di chiamare “domani mattina”. L’Aduc ha anche contattato l’Agenzia delle Entrate, l’Ufficio del direttore dell’Agenzia delle Dogane, il direttore dell’Area gestione tributi e rapporto con gli utenti, ma nessuna risposta è stata fornita, con l’invito a richiamare in futuro. Anche gli uffici doganali periferici di Pontechiasso (Como) e Roma Fiumicino, deputati alla riscossione di tale tributo, non hanno saputo rispondere alla domanda. Su questo, è stata depositata l’11 ottobre 2007, nella passata legislatura, una interrogazione ai ministeri di Economia e Finanze e delle Comunicazioni, a cui non è stata data risposta;
    in data 15 ottobre 2007, l’Aduc ha condotto una terza indagine per capire se anche gli esercizi pubblici debbano pagare il canone speciale di abbonamento qualora in possesso di un computer. Per questo l’associazione si è rivolta agli uffici regionali della Rai, all’Ufficio normative e contratti del servizio pubblico, al ministero dell’Economia e delle Finanze ed all’Agenzia delle Entrate. Ancora una volta l’Aduc ha riscontrato confusione e contraddittorietà nelle risposte. Alcuni non hanno saputo rispondere, altri hanno sostenuto che un computer è soggetto a canone solo se impiegato per guardare la tv. Altri hanno invece detto che il canone lo si paga indipendentemente dall’uso che si fa dei computer, in quanto trattasi di una tassa sul possesso e non sull’utilizzo. L’Aduc ha anche ricevuto conferma da diverse sedi regionali che, contrariamente al canone ordinario, la Rai non persegue con altrettanta aggressività la riscossione del canone speciale, in quanto consapevole di ciò che significherebbe per molti piccoli esercizi commerciali, i cui gestori per altro pagano già il canone per casa loro. In altre parole, le manchevolezze della legge vengono supplite dalla sua parziale non applicazione;
    in data 29 ottobre 2007, l’Aduc ha posto una richiesta ufficiale alla Rai per sapere se il canone fosse dovuto anche per un pc. In data 25 novembre, la Rai ha risposto di non poter rispondere, dichiarando competente l’Agenzia delle Entrate: “Con la presente vi informiamo di aver inoltrato la vostra lettera pari oggetto datata 29 ottobre u.s. per competenza all’Agenzia delle Entrate. Sara’ nostra cura rendervi noti i termini della risposta non appena perverra’. Con i migliori saluti, Stefano Argenti (direttore Direzione amministrazione abbonamenti)”;
    in data 25 febbraio 2008, l’Aduc ha proposto una richiesta ufficiale alla Direzione centrale dell’Agenzia delle Entrate, cosi’ come indicato dalla Rai, su quali apparecchi siano soggetti alla tassa sul possesso di ‘apparecchi atti o adattabili’. In data 19 marzo, la Direzione centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate si e’ dichiarata incompetente, come gia’ la Rai, indicando il ministero delle Comunicazioni quale soggetto competente in materia: “In merito agli apparecchi il cui possesso determina l’obbligo di corrispondere il canone per l’abbonamento televisivo -risponde l’Agenzia- si fa presente che detta attività esula dalla competenza istituzionale della scrivente, in quanto spetta al Ministero delle Comunicazioni procedere a tale individuazione. In ragione di ciò, al predetto Ministero, con nota. 67800 del 2007, è stato chiesto di fornire precisazioni riguardo la problematica in trattazione.”. Altrettanti quesiti sono stati posti, in alcune regioni, alla rispettiva Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate: le risposte sono state inizialmente contraddittorie, con alcune che dicevano che bisognava pagare e altre no, ma, dopo lo “sbandamento” iniziale, anche con comunicazioni di correzione alle missive precedenti, si sono tutte allineate all’attesa di un chiarimento da parte del ministero delle Comunicazioni;
    nelle passate legislature, sono state presentate al ministero delle Comunicazioni ben sei interrogazioni parlamentari sull’argomento (atti della Camera dei Deputati n. 4/03226, 4/05224, 4/05376, 4/05609; atti del Senato n. 4/00029). Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto solo all’ultima di tali interrogazioni, ma non ha chiarito né disposto quali apparecchi. Ha infatti concluso la risposta come segue: “In considerazione del fatto che non sussiste ancora una interpretazione univoca circa la individuazione degli apparecchi, diversi dai televisori tradizionali, atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni, si ritiene opportuno procedre ad un approfondimento tecnico-giuridico della questione, anche attraverso il confronto con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico”;
    e considerato che:
    non risulta che il Ministero dello sviluppo economico, a seguito di tale approfondimento tecnico-giuridico e relativo confronto, abbia deliberato l’assoggettamento del personal computer al pagamento del canone Tv;
    nonostante ciò, a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della Rai in cui si richiede il pagamento del canone TV da parte della RAI per la detenzione di “uno o piu’ apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti”;
    la Rai non può di propria iniziativa riscuotere il canone per apparecchi diversi dal televisore tradizionale senza previa decisione in tal senso del Ministero dello sviluppo economico;
    in ogni caso, la discriminazione fra computer collegati e non collegati in rete non ha alcun fondamento normativo, poiché il canone è dovuto per la detenzione di apparecchi “atti o adattabili”;
    il computer è uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro;
    per sapere
    - se il Ministero dello sviluppo economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV;
    - ove tale approfondimento sia giunto a termine, quali apparecchi sottoelencati presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, ipod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale;
    - ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete.

  5. #5

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    fonte: punto informatico

    Canone, pagheRai tutto. E di più

    Il canone dovuto anche dalle aziende che hanno PC, tablet o smarpthone. E, vibrante, scatta la protesta su Twitter. Ma anche le associazioni fanno la voce grossa. Rai non chiarisce

    Roma - Tutto è iniziato dal festival di Sanremo: tra un annuncio e l'altro di Gianni Morandi sulla scadenza del pagamento del canone (in un paio di occasioni accostata al 29 settembre e non al 29 febbraio, confondendo ancora di più le acque), sono passati gli spot che hanno intimato il pagamento della tassa anche a tutte quelle aziende che hanno pc, tablet o smartphone.

    Sul canone RAI già vigeva non poca confusione: la diffusione di computer e altri dispositivi atti alla connessione Internet negli ultimi anni ha reso quasi superfluo in alcune abitazioni l'elettrodomestico TV, prima imprescindibile per le famiglie italiane tanto da raggiungere percentuali di penetrazione praticamente plebiscitarie.

    A creare confusione, in particolare, il fatto che quando si parla di canone se ne prescrive il pagamento "per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabile alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive". E che tale denominazione sarebbe ora da intedersi estesa anche "al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari) indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti".

    Negli anni l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore e, recentemente, un'interrogazione parlamentare presentata dai senatori Donatella Poretti e Marco Perduca aveva cercato di chiedere ancora una volta chiarezza su una denominazione che sembra senza esclusioni rendere il canone una tassa dovuta da tutte le aziende (quale non ha un dispositivo digitale ad oggi?).

    In precedenza, peraltro, l'ormai ex ministro Romani era stato ancora più generico, e aveva parlato di una tassa dovuta da chiunque avesse una fornitura di elettricità.
    Insomma, se non era una novità che le famiglie dovessero pagare per qualsiasi dispositivo atto alla ricezione del segnale radiotelevisivo (definizione che attendeva ancora una definizione, peraltro), la confusione è massima se si parla delle aziende e se queste si vedono recapitare la richiesta di canone tra la posta. Si tratta d'altronde di un balzello non da poco, dal momento che per queste può andare da 200 fino a 6mila euro l'anno.

    Le sanzioni eventuali, poi, sono ancora maggiori e terribilmente pressanti per le aziende che sono obbligare dall'art. 17 del decreto "Salva Italia" a comunicare sulla dichiarazione dei redditi il numero del proprio abbonamento speciale alla TV.

    La cassa di risonanza di Sanremo, che oltretutto quest'anno ha trovato negli utenti di Twitter un peculiare (e ironico) gruppo d'ascolto, ha tuttavia innescato la polemica online: proprio dal servizio di microblogging è partita la protesta, all'insegna del sarcasmo, ma anche dell'indignazione.

    Così hanno preso piede i trending topic #raimerda e #nonpagheRAI: si parla di "terrorismo fiscale contro chi lavora autonomamente alla faccia degli incentivi alle imprese e alla digitalizzazione" e c'è chi si chiede se deve pagare anche per il microonde, per gli orologi digitali o anche, in un ardito paragone con la qualità di alcuni programmi, per i bagni.

    Oltre alla Rete che rappresenta solo la parte più visibile della protesta, anche i rappresentanti di categoria sono naturalmente in rivolta, dal medici ai commercianti: il Canone RAI indiscriminatamente esteso alle aziende è considerato inaccettabile per Rete Imprese dal momento che va a colpire "strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai", e sulla stessa linea la Confederazione Italiana degli esercenti commerciali (Cidec) che parla di un balzello che va a colpire chi cerca di fare impresa in Italia anche con questa crisi economica. "Ormai le imposte ai danni delle imprese - continua Cidec - non si contano più. Ci mancava solo il canone Rai e adesso siamo davvero al completo".

    La confusione che regna è dunque massima: non è ancora chiaro come e perché è dovuto il Canone, se cioè deve pagare anche un PC se non ha una connessione Internet a disposizione o se, pur connesso, non ha, per esempio, installato Microsoft Silverlight, requisito tecnico necessario alla visione della programmazione del servizio pubblico. Come sembra d'altronde strano che non si sia pensato per il sito RAI ad una soluzione ad accesso basato sul login, magari legato al numero di abbonamento.


    L'intervento cui la RAI è stata costretta dalla protesta, poi, non ha certo chiarito molto la questione, anzi: in un breve comunicato ufficiale si è limitata a riferire che non si riferisce "al canone ordinario (relativo alla detenzione dell'apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioè quello relativo a chiunque detenga - fuori dall'ambito familiare (eg: Imprese, società, uffici) - uno o più' apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive". E che è da pagare "in attesa di una più puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio".

    Ad aggiungere, se possibile, ancora più dubbi è poi l'intervista concessa da Roberto Tortorici, responsabile degli abbonamenti RAI in Toscana, che smentisce l'ipotesi per cui siano state inviate richieste di pagamento indiscriminate a tutte le aziende e a tutti coloro che sono dotati di partita IVA e "che possiedono anche un personal computer". Tortorici dice anzi che i "destinatari della richiesta non sono gli idraulici, gli architetti o gli ingegneri che usano il PC per la loro attività. La richiesta di versamento del canone RAI è rivolta specificatamente a chi utilizza questo strumento collegato a un server da cui arrivano immagini televisive, fotografie, spot pubblicitari". Insomma, se il dirigente toscano dice, da una parte, che non tutti devono pagare, dall'altra insinua che la RAI sappia quali computer mostrano immagini televisive, in un'ipotesi di tecnocontrollo difficilmente praticabile.
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  6. #6
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    http://www.repubblica.it/tecnologia/...blet-30261560/

    La Rai rinuncia al canone
    su pc, tablet e smartphone


    Dopo le polemiche, dietrofront della televisione pubblica: imprenditori e liberi professionisti non dovranno versare la tassa richiesta nei giorni scorsi, a meno che i computer non siano utilizzati solo come televisori e l'azienda non abbia corrisposto il canone speciale


    ROMA - La Rai ha rinunciato al canone su pc, tablet e smartphone. Decisiva è stata la presa di posizione del ministero allo Sviluppo Economico. Il ministero ha infatti comunicato a Rai una propria interpretazione della norma del 1938 relativa al canone e ha escluso perentoriamente quei prodotti dal pagamento. La decisione arriva dopo le polemiche di giorni scorsi 1.

    La Rai - a quanto risulta a Repubblica.it da fonti ministeriali - ha accolto quest'interpretazione, dopo un breve contraddittorio durante un incontro con il Dipartimento comunicazioni del ministero. Il ministero ha fatto notare a Rai che sarebbe stato assurdo imporre un pagamento a scapito dei beni digitali. Avrebbe certo penalizzato lo sviluppo tecnologico in Italia, tra consumatori e aziende, proprio in una fase in cui il Paese sta cercando di potenziarlo e mentre il governo lavora alla prima Agenda digitale italiana 2.

    La notizia ha il sapore di un dietro-front da parte dell'azienda, che ora nega di aver "mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone", come si legge in un comunicato.

    "La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più' televisori", continua la nota.

    "Ciò quindi - continua il comunicato - limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore".

    A Repubblica.it risulta però che la Rai sia stata spinta a cambiare idea, nell'interpretazione della norma, dopo l'intervento del Ministero e le numerose pressioni venute da aziende e consumatori.

    "Il balzello che la Rai vorrebbe imporre a imprese e professionisti per il possesso di pc, tablet e smartphone è un'assurda forzatura giuridica. Ma soprattutto un'iniziativa fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell'agenda digitale e gli sforzi che si stanno mettendo in atto per rilanciare la crescita del Paese", aveva detto il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi.

    "Innanzitutto va chiarito - continua Parisi - che i pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l'organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale, di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo".

    "Quindi l'estensione del canone Rai agli apparati dell'Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del '38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un'interpretazione del tutto arbitraria non supportata da alcun riferimento legislativo". Il ministero è d'accordo con questa posizione, l'ha fatta propria formalmente e Rai deve seguire.

  7. #7

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    Evvaiiiii!
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  8. #8

    Predefinito

    E' assurdoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oo!!!!!
    # LEGALIZZIAMOLACANAPA.ORG movimento di liberazione
    # ENJOINT pace amore legalizzazione

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