Le Figarò

I frequenti eccessi d’ira del presidente del Consiglio contro i giornali e i leaders dell’opposizione, i suoi modi autoritari inquietano perfino i suoi alleati.

Non appena si parla della televisione privata, il presidente del Consiglio italiano si mostra particolarmente permaloso. Ha cura d’evitare tutti i comportamenti che diano da pensare cheabusi del suo doppio ruolo di padrone della stampa e capo del governo. E rimette seccamente al loro posto i giornalisti ed i leaders dell’opposizione che lo accusano di esporsi ad un qualsiasi conflitto d’interessi.

Di solito, Silvio Berlusconi se la prende con il quotidiano di sinistra La Repubblica o con i canali televisivi, compresi quelli del suo gruppo Mediaset, che gli verserebbero “torrenti di menzogne”. Questa volta sono i direttori del Corriere della Sera e della Stampa che suscitano la sua collera. Berlusconi s’indigna del fatto che i loro giornali abbiano titolato in copertina “Berlusconi contro Sky” a proposito di un articolo di legge che eleva dal 10 al 20% l’IVA sugli abbonamenti della televisione di Rupert Murdoch.

“E’ vergognoso”, non ha smesso di ripetere durante tutta la durata di un viaggio ufficiale in Albania, accusando i direttori di questi due grandi quotidiani di “non saper fare il loro lavoro” : “Farebbero meglio a cambiare mestiere.” Provocati, i due direttori hanno risposto che i loro giornali avevano “scrupolosamente” rispettato l’obbligo di informare compiutamente i loro lettori sulla questione. “Continueremo ad esercitare il nostro mestiere come l’abbiamo sempre fatto, anche se questo procura di tanto in tanto un dispiacere al presidente del Consiglio in carica.”

In fondo, Silvio Berlusconi non ha certamente torto. L’articolo di legge sull’IVA corregge un’anomalia che permette dal 1995 al gruppo Murdoch di beneficiare di un privilegio inspiegato dato che tutti gli altri operatori sono tassati al 20%.

Anomalia fiscale

Sky rivendica 4,2 milioni di telespettatori ed il 30% del mercato (contro il 32% per Mediaset e il 34% per la RAI). In modo abbastanza sbalorditivo e incomprensibile, il Partito Democratico di Walter Veltroni ha immediatamente preso le parti del “povero Murdoch”, vittima, a loro credere, della “vendetta” del Cavaliere.

Ma il ministro dell’economia italiana, Giulio Tremonti, ha fatto tacere d’un colpo le critiche, mostrando un avviso d’infrazione emesso nell’ottobre 2007 dalla Commissione di Bruxelles che ordinava al governo dell’epoca, presieduto da Romano Prodi, di mettere fine senza ritardi a questa anomalia fiscale.

Passata la tempesta, resta il rancore di un capo del Governo sempre meno disposto a subire il flusso di critiche alle quali lo espone la sua maniera autoritaria di condurre la politica. Gli spiriti maliziosi gli hanno trovato un soprannome: “Cesare”. Il suo principale alleato, il post-fascista Gianfranco Fini gli rimprovera un “bonapartismo” sospetto a qualche mese da un avvenimento determinante per la destra italiana, la fusione pura e semplice, a marzo prossimo, del suo partito di Alleanza Nazionale con la formazione del Cavaliere, Forza Italia.

[Articolo originale di Richard Heuzé]